Un paparazzo alla corte dei Due Mondi

Il concerto in piazza

SPOLETO – Foto d’autore: non una “memoria del passato”, perché la loro intensità è tale che, guardandole, il passato ti irrompe nell’anima. Per rivivere ancora. Sono gli scatti di uno dei primissimi fotoreporter umbri: Enrico Valentini, che ha documentato per sessant’anni la storia dei personaggi e degli accadimenti regionali su molte testate giornalistiche ed agenzie di stampa nazionali ed internazionali.
 
Sono ben 220 mila le immagini raccolte nell’ Archivio Fotografico Valentini, definito dagli esperti “di grande interesse storico e documentaristico”.
 
Una selezione di queste fotografie, riguardante gli “anni ruggenti” del Festival dei Due Mondi, costituisce l’eccezionale materiale della mostra ”L’occhio indiscreto – Enrico Valentini, un “ paparazzo” alla corte del Festival”.
Inaugurata in questi giorni a Spoleto in occasione dei sessanta anni di Festival dei Due Mondi a Spoleto, l’esposizione intende celebrare anche la ricorrenza dei quarant’anni dalla morte di Thomas Schippers ( 1977), uno dei più grandi direttori d’orchestra del repertorio operistico italiano; dal 1958 al 1975, vero deus ex machina sul podio della manifestazione menottiana.
 

Loreto Luchetti, Gian Carlo Menotti e Manuel Campus

L’esposizione, visitabile con ingresso libero dal 1 luglio al 30 settembre 2017, orario 10,00-13,00/16,00-19,00, è ospitata nelle sale espositive di Palazzo Leoncilli di Via Fontesecca, proprio all’inizio della storica via delle botteghe d’arte e delle boutiques festivaliere.
 
Una settantina di scatti fotografici unici, emozionanti e di grande livello artistico, pubblicati in Italia, in Europa e negli States da innumerevoli rotocalchi e periodici.
 
Ci sono le immagini , spesso “ rubate” dal paparazzo, ai “mostri sacri” del mondo della cultura internazionale che furono gli habitués dei primi anni della kermesse menottiana, ma c’è anche la neonata “Festival Society” ed il suo gossip : c’è il profumo di un’epoca che assisteva – non senza fibrillazioni – ad una concezione dello spettacolo, dell’arte, ed anche del costume, in grande cambiamento.
 

Ezra Pound e Gian Carlo Menotti e le marionette dei Fratelli Colla

C’è Gian Carlo Menotti in elegante abito da pomeriggio, colto da Valentini con la cazzuola in mano, come un muratore, mentre getta le fondamenta di quel geniale “laboratorio della cultura” che fu il Festival dei Due Mondi.
 
Ci sono Luchino Visconti e Menotti mentre “concordano” rivoluzionarie regie liriche; ed Ezra Pound, il “grande vecchio” della poesia americana che si incanta, come un bambino, davanti ai “pupi” e alle marionette dei celebri fratelli Colla.
 
C’è Menotti che, a fine marzo del ’92, in una Spoleto insolitamente grigia di pioggia, “londinese”, sugli scalini del Teatro Caio Melisso, davanti a Piazza Duomo, scorge una cicca, proprio quando sta per arrivare in visita ufficiale il Principe Carlo d’Inghilterra ed il suo seguito : Il Maestro, allora, con immediato “pragmatismo padano”, senza disturbare nessuno, la rimuove con la punta dell’ombrello. Poi arriva il Principe, ed è Carlo di Inghilterra che regge l’ombrello in omaggio al musicista .
Poco oltre, un Menotti “gentiluomo” (siamo nel 1965) aiuta la grande attrice Shelley Winters a togliersi le scarpe a decolletè con tacco dodici che le martirizzano gli alluci. “ Al diavolo l’etichetta ! – dice Menotti – anche scalza camminerai come una regina”.
 

Luchino Visconti e Gian Carlo Menotti

La mostra propone le foto di Menotti “diplomatico” che tenta di rabbonire l’allora vescovo, poi cardinale, Ugo Poletti sul “caso internazionale” creato dall’esibizione al Festival (1966) delle danzatrici “ a seno nudo” del Balletto della Sierra Leone. E Allen Ginsberg, l’allucinato poeta-profeta della beat generation, arrestato al Teatro Caio Melisso nel 1967 per aver recitato – in inglese – la poesia “Urlo” ritenuta “oscena”. L’obiettivo coglie anche il seguito dell’evento, quando Ginsberg, rimesso in libertà, nel foyer del Teatro, offre dei fiori ad un brigadiere in uniforme di gala.
 
Storie narrate da Valentini tramite “ l’occhio indiscreto “ e implacabile della sua Pentax .
 
Ma ci sono anche scatti che hanno consegnato alla Storia del Festival emozioni irripetibili . Così quelli dei Concerti in Piazza diretti da Thomas Schippers. Alcuni memorabili scatti lo ritraggono durante la direzione del Requiem di Verdi ( 1971). E’ allora che, nella pausa tra il Kyrie e il Dies Irae, Schippers ferma l’orchestra, ben oltre i pochi secondi di rito tra i due movimenti, per dar spazio al garrire delle rondini che volano in incalcolabili stormi canori sopra il “ Golfo Mistico” di Piazza Duomo . Il pubblico ferma il respiro. Schippers è ieratico. Una statua greca. L’intera Piazza è soggiogata dall’incantesimo. Poi la “bacchetta magica” si muove. Allora le rondini tacciono e riprende l’orchestra. La Musica sale verso il cielo. Un momento eterno. Ed è la reflex di Valentini a fissarlo per sempre.
 

Vincenzo Cementi

 
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5 luglio 2017 Vincenzo Cementi

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