Umbria, regina della cucina italiana

Un tipico antipasto umbro

UMBRIA – Qui si mangia bene. E non è la solita frase che ci accoglie all’ingresso delle innumerevoli trattorie e ristoranti sparsi in tutta la penisola: l’Umbria è la regina della cucina italiana e a decretarlo sono sia i connazionali che gli avventori provenienti da altri Paesi.
 
Lo studio, effettuato sui dati degli utenti della rinomata piattaforma enogastronomica TripAdvisor, rivela come la cucina nazionale in genere goda di ottima salute e sia apprezzata non solo dai viaggiatori stranieri in visita nel nostro paese, ma anche dagli stessi italiani. L’analisi ha preso in considerazione i punteggi medi di recensioni e opinioni degli utenti di TripAdvisor relativi alle strutture della ristorazione presenti sul sito per mettere in evidenza le tendenze dei gusti gastronomici dei viaggiatori.
 
Non stupisce che il mondo della ristorazione italiana raccolga un generale apprezzamento da parte di tutti viaggiatori, ma è curioso come i punteggi attribuiti dagli italiani siano più bassi rispetto a quelli assegnati dai viaggiatori internazionali.
 
Con una media delle recensioni di 4.02 punti su un massimo di 5, gli italiani si rivelano tra i giudici più severi nei confronti della ristorazione italiana, mentre i russi sono tra i maggiori estimatori, con un punteggio medio delle recensioni pari a 4.34.
 
L’Umbria, in ogni caso, mette tutti d’accordo. Sebbene la classifica delle regioni italiane più apprezzate dai viaggiatori nazionali per la loro offerta gastronomica sia differente rispetto a quella basata sulle recensioni dei viaggiatori stranieri, su una cosa il giudizio è stato unanime: è l’Umbria la regina della cucina italiana.
 
Con i suoi piatti semplici e genuini, che raccontano tradizioni ancora vive e culture popolari profondamente radicate anche nelle generazioni più giovani, il Cuore Verde d’Italia riesce a conquistare anche i palati più esotici. Provare per credere.
 

La norcineria, vanto della gastronomia umbra


 
E per non trovarvi impreparati davanti alla carta delle prelibatezze regionali, ecco qualche possibile scelta da un tipico menu regionale:
 

Il prosciutto IGP di Norcia

Antipasto umbro: un piatto di salumi e formaggi servito in apertura. Contiene prosciutto, salame, capocollo, lonza o salsiccia, frutto della migliore norcineria (il termine è nato a Norcia, sugli Appennini umbri) associate con formaggio pecorino o caprino. E’ accompagnato da bruschetta, fette di pane intere fatte abbrustolire leggermente sulle braci, strofinate con uno spicchio d’aglio e poi ricoperte di olio d’oliva e un pizzico di sale, e crostini ai fegatini di pollo, cioè fette dimezzate di pane casareccio ricoperte di un impasto macinato a base di fegatini di pollo.
 
Strangozzi al tartufo: generalmente tartufo nero di Norcia, ma anche scorzone estivo o tartufo bianco, tipico dell’Alta Valle del Tevere, dell’Eugubino Gualdese e dell’Orvietano.
 

Una galantina

Galantina: gallina disossata ed eviscerata, la cui pelle viene riempita con carne macinata di pollo e manzo, uova lessate, pepe, formaggio, noce moscata e pistacchi sgusciati. L’involucro viene poi cucito, avvolto con dello spago per il contenimento e cotto in brodo. Viene consumata fredda, tagliata in fettine. Può essere accompagnata dall’Erba, un misto di erbe campestri selvatiche lessate e servite condite soltanto da un filo d’olio e sale.
 
Parmigiana di gobbi: si utilizzano le foglie del gobbo, cioè il cardo, che è una specie di carciofo che si raccoglie generalmente all’inizio dell’inverno. Le foglie del gobbo vengono lessate e fritte con farina e uova sbattute; tagliate a striscioline, sono poi disposte a strati in una teglia, alternate con besciamella e sugo di pomodoro o ragù. Il tutto viene infine cotto al forno.
 
Rocciata: dolce di antica origine che, per aspetto ed ingredienti sono vagamente riconducibili allo strudel, e che per questo, secondo alcune teorie storigrafiche, testimonierebbero l’influenza dei popoli Longobardi (vd. Ducato di Spoleto). Il nome rocciata è la semplificazione del termine dialettale arrocciata o arricciata, cioè “avvolta”, “tonda”, per la sua forma a ciambella chiusa su se stessa. Nella zona di Spoleto, dove si prepara esclusivamente nel periodo natalizio, il dolce assume forma a spirale ed è chiamato Attòrta, che in dialetto significa appunto “attorcigliata”.
 
Buon appetito!
 

Giulia Cardini

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23 novembre 2017 Giulia Cardini ,

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