Tutti a Cerreto, alla Festa del Ciarlatano

Cerreto di Spoleto (Foto© Paolo Ficola)

CERRETO DI SPOLETO – Tutti a Cerreto, alla Festa del Ciarlatano. Da mercoledì 16 a sabato 19 agosto. Per esplorare gli stand gastronomici, aperti a partire dalle 19.30. E assaggiare la fojata, i fagioli con le cotiche e gli immancabili tartufi. Per poi scoprire le infinite virtù delle erbe del territorio.
 
Cos’è un ciarlatano lo sappiamo tutti. Molti però ancora non sanno che la parola ha radici antiche, ben piantate in questo angolo di Valnerina: indica, in modo generico, ogni tipo di imbroglione e di impostore.
 
E nasce, grazie all’uso, da un incrocio linguistico tra “ciarlare”, termine onomatopeico che spiega bene il chiacchierare in modo vano, e “cerretano”, nel senso di abitante di Cerreto. Almeno dalla metà del Cinquecento, definisce il questuante, un venditore di indulgenze, dotato di chiacchiera e faccia tosta.
 
Un’arte, quella della questua, che a Cerreto appresero dai pellegrini che marciavano verso i santuari della cristianità. E poi affinarono, a partire dal Trecento, al servizio della locale organizzazione ospedaliera.
 
Di certo, il personaggio era anche un giocoliere. Un gabbamondo. E un saltimbanco. Anche perché, per attirare l’attenzione, spesso rimaneva in equilibrio su uno sgabello di legno, dall’alto del quale richiamava, con frizzi e lazzi il pubblico e decantava, con parole al miele, la bontà delle proprie mercanzie. Rimedi miracolosi, composti di erbe medicinali e unguenti, in grado di guarire ogni male, vero o presunto.
 

Il ciarlatano raffigurato da Bruegel il Vecchio

Un proverbio ammonisce ancora: “Chi assai ciarla, spesso falla”. Ma i cerretani non se ne curavano. E la parola “ciarlatano” conobbe una tale fortuna da migrare in tutta Europa, di fiera in fiera, da un mercato all’altro, sull’onda delle speranze e delle illusioni.
 
Così già nel 1612, il vocabolario della Crusca si occupava di “coloro che per le piazze spacciano unguenti, o altre medicine, cavano i denti o fanno giochi di mano che oggi più comunemente dicesi Ciarlatani, … da Cerreto, paese dell’Umbria da cui soleva in antico venir siffatta gente, la quale con varie finzioni andava facendo denaro”.
 

Cerreto di Spoleto

Una cattiva fama, che oggi gli abitanti di Cerreto hanno trasformato, come spesso davanti alle disgrazie, sa fare la Valnerina, in una opportunità.
Così in paese, nel complesso di San Nicola, un ex insediamento monastico agostiniano di origine romanica, è nato anche il Museo del Ciarlatano, che illustra la figura dell’imbonitore medievale e documenta, nei dettagli, la figura storica dello spacciatore dei rimedi e di illusioni, capace di materializzare i sogni, per andare avanti, comunque. Perché a tutto, prima o poi, si può trovare una soluzione. Il museo rievoca, con grazia e leggerezza, le manifestazioni antiche del teatro popolare e degli spettacoli di strada. E le ripropone ai visitatori.
 

Un vecchio manifesto del Festival del ciarlatano

La Festa del Ciarlatano resuscita l’antica maschera con gli occhi della contemporaneità, tra elisir, erbe officinali, saperi, sapori e spettacoli di piazza.
Con l’occasione, si potrà passeggiare anche il fiume Nera, nascosto dallo stretto bosco di pioppi, salici e ontani.
Magari per provare l’emozione della pesca “a mosca” e la pesca “no kill” per preservare un ambiente ancora incontaminato. O per affrontare la bellezza del paesaggio che porta alle pendici di Monte Maggiore (1428 m.s.l.m.), da dove partono suggestivi itinerari da percorrere a piedi e a cavallo.
Ci sarà anche il tempo per ammirare i bei palazzi gentilizi di Cerreto, insieme al castello fortificato che dall’alto domina Borgo Cerreto e i dieci piccoli borghi racchiusi nel territorio comunale. Altri gioielli della Valnerina, nascosti da una natura rigogliosa, da scoprire dimenticando la fretta.
 

Virginia Valente

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10 agosto 2017 Virginia Valente

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