Tre giorni di festa per ricordare gli antichi Statuti di Fossato di Vico

FOSSATO DI VICO – Il castello altomedievale di Fossato di Vico ha almeno mille anni: è del 996 la prima notizia del Roccaccio, il rudere che sovrasta il bel colle su cui sorge l’abitato.
 
Nello scenario dell’antica costruzione che vide il suo periodo di massimo splendore nell’epoca dei Comuni, Fossato di Vico torna a immergersi, come ogni anno, nell’atmosfera medievale (11-13 maggio). Lo fa rievocando i suoi Statuti, tra i più antichi dell’Umbria, che fino alla fine dell’Ottocento permisero alla popolazione di autogovernarsi grazie a semplici regole ispirate al buon senso.
 
Tre giorni di allegria e competizione che si concludono ogni stagione nella seconda domenica di maggio per ricordare la storica data del 13 maggio 1386, giorno cruciale della Publicatio Statutorum.
 
Un Medioevo lontano dalle giostre e le bandiere ma dedicato alla semplicità della vita quotidiana: Porta Nova, Porta del Castello, Porta Portella e Porta del Serrone si affrontano per conquistare il palio in una competizione che vive nella gara dell’arco storico, nella rievocazione degli antichi mestieri, nel “focaraccio” e nella disfida della “Cirumella”, momenti suggestivi che poi è bello ricordare tutto il resto dell’anno.
 
Il programma della Festa La Cena dei Figuranti (venerdì 11 maggio) nei locali “Le Carceri”, aprirà l’edizione 2018 della festa. In piazza San Sebastiano si assisterà “all’Arenga”, che rievoca l’assemblea dei capifamiglia di tutto il territorio comunale.
Poi, nella zona sottostante l’area delle Rughe, le quattro Porte si sfideranno in una gara di tiro con l’arco storico. La giornata terminerà con l’accensione del Focaraccio, prima dell’apertura delle taverne.
La giornata di sabato 12 maggio sarà dedicata ai piccoli arcieri. Nel  primo pomeriggio è prevista la rievocazione degli antichi mestieri, con il centro storico che si trasformerà in un mercato medievale. Alle 21, chiuderà la serata, l’atteso corteo storico.
Domenica 13 maggio, dopo la messa e il pranzo medievale presso “Le Carceri”, inizieranno gli spettacoli itineranti. E i giochi, con in primo piano, l’attesa sfida della Cirumella.  Poi, prima della cena, l’esibizione dei Balestrieri Waldum di Gualdo Tadino. Quindi il corteo storico. E subito dopo la “Publicatio Statutorum” e l’assegnazione del Palio 2018.
 
La cirumella, antenato del baseball Da conoscere la tradizionale gara della cirumella, un gioco di abilità antenato del baseball: è una gara a coppie, con tre appassionanti turni di gare. Alla fine, le due porte vincitrici del primo turno di gioco si sfidano per contendersi il primo ed il secondo posto.
I quattro giocatori si dispongono agli angoli di un quadrato. Con una mazza lunga circa un metro si fa saltare la cirumella, un piccolo pezzo di legno che subito dopo va colpito con forza per essere scagliato il più lontano possibile.
L’avversario deve recuperare la cirumella e riportarla di corsa alla base. Nel frattempo, il giocatore che appartiene alla squadra del battitore corre a tutta velocità per suonare due campanelle: prima la più lontana dal punto di battuta, poi quella più vicina, di continuo, finché l’avversario non riesce a riportare la cirumella al proprio compagno.
Vince la gara chi suona più volte le due campane. La difficoltà è anche nella battuta: il tiro è valido solo se la cirumella, fatta saltare con destrezza,  viene colpita quando è perpendicolare al terreno. C’è pure il “fuoricampo”. Ma il tiro è considerato nullo se supera i 22 metri di lunghezza che delimitano il perimetro del campo di gioco.
 
Romani, Goti e conti medievali Il paese ha radici antichissime: le prime tracce della presenza umana a Fossato di Vico risalgono a mille anni prima di Cristo, quando tutto il territorio era abitato dagli Antichi Umbri.
Poi i Romani nel 220 a.C. costruirono la Flaminia, la grande via consolare che univa la Città Eterna con Rimini, e chiamarono Helvillum la mansio edificata a 124 miglia da Roma: una stazione di posta dove si cambiavano i cavalli e si poteva anche dormire e mangiare.
Di qui passarono con i loro carri i centomila Goti di Alarico che nel 410 dopo Cristo assediarono anche Roma. E poco lontano, nel 552 si svolse la celebre battaglia di Tagina, dove trovò la morte Badwila, chiamato anche Totila, il re dei Goti. Lo scontro segnò la fine del loro dominio in Italia e il trionfo dell’esercito bizantino guidato dal generale Narsete.
Il “vicus” allora fu distrutto. Prese il suo posto un nuovo insediamento, riconosciuto con il nome bizantino di “fossaton”, fortificazione.
Il “di Vico” fu aggiunto a Fossato nel 1862, per distinguere il paese dai tanti altri centri abitati in Italia che portavano lo stesso nome. Ma anche per ricordare il conte longobardo Vicco, detto anche Lupo, nobile discendente dai conti di Nocera Umbra e dai Monaldeschi di Orvieto, che esercitò la sua giurisdizione in tutto il territorio.
Dal conte Vicco discesero infatti, nel XII secolo, i Bulgarelli, conti di Marsciano, che costruirono il “castrum”, ossia l’attuale Fossato. Nel 1386 il paese si proclamò libero Comune. Proprio allora, vennero redatti gli “Statuta” che garantivano l’autogoverno, seppure sotto il controllo di Perugia. Durarono fino al XIX secolo. Nella memoria rimangono vivi ancora oggi. E si ricordano con una festa che anche il turista fa fatica a dimenticare.
 

Virginia Valente

 
Per maggiori informazioni:
www.medioevofossatano.it

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30 aprile 2018 Redazione UT

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