Suor Maria Lanceata Morelli

La verde Umbria –riconoscibile dai dolci paesaggi acquerellati con tutte le gradazioni dei colori dell’arcobaleno- ha dato alla Chiesa un importante numero di Santi, a partire dai grandissimi Benedetto e Scolastica da Norcia, Rita da Cascia e Francesco e Chiara d’Assisi.

Potrebbe sembrare che per gli umbri la santità sia quasi “potenzialmente normale”;  di conseguenza, molte sante vite parrebbero quasi dover rimanere oggetto solo di una discreta devozione locale, senza poter “conquistare” una visibile collocazione nel Martirologio Romano e, quindi, avere una qualche possibilità di “salire sugli altari”.

Tra questi protagonisti di una «santità locale», merita di essere ricordata con devozione (a duecentocinquantuno anni dalla morte) la  monaca clarissa cappuccina umbra Suor Maria Lanceata MORELLI vissuta santamente ed umilmente nella clausura tra le imponenti mura del seicentesco Monastero di S. Chiara di Montecastrilli, in provincia di Terni.

Tre concetti-chiave del monachesimo accidentale sembrano aver governato intensamente tutta l’esperienza terrena di questa miracolosa “Serva di Dio”;  la “de humilitate”, la “taciturnitas” e la “discretio”.

Era il 26 agosto del 1762 quando Suor Maria Lanceata di Montecastrilli monaca clarissa di clausura  -cioè, dell’Ordine delle Sorelle Povere di Santa Chiara-  cessava la sua santa vita terrena, rendendo l’anima a Dio.

Le cronache del tempo registrarono che il popolo accorso numeroso per venerarne il corpo, mestamente ne piangesse coralmente il trapasso ripetendo con tristezza e dignitosa insistenza “è morta la nostra Santa”.  Nel corpo di uno scricciolo  -era alta poco più di cinque palmi e mezzo romani (molto meno di 140 centimetri)-  aveva battuto, infatti, un cuore grandissimo ed aveva albergato un’incrollabile fede ed un’incredibile energia.

Venne alla luce nella famiglia di Erasmo Morelli e Felicita Salvi Olivieri che vivevano a Dunarobba, un piccolo castello nel territorio di Montecastrilli della Diocesi di Todi, il 6 gennaio 1704 e subito battezzata nell’attigua parrocchiale con il nome di Maria Vittorina, dallo zio paterno il Priore Don Lucantonio.

Dopo una brevissima infanzia dedicata quasi esclusivamente all’apprendimento della fede, allo studio delle Sacre Scritture ed all’acquisizione di un’istruzione elevata,  il 21 giugno 1717  (a tredici anni e mezzo)  entrò come educanda nel seicentesco Monastero di Santa Chiara di Montecastrilli, dopo un non breve periodo di “formazione” trascorso presso l’antico Monastero di Santa Caterina di San Gemini.  Successivamente, dopo aver compiuto quindici anni (il 16 gennaio 1719) indossò l’abito francescano di Santa Chiara ed il velo bianco della novizia;  l’anno successivo (21 gennaio 1720) avvenne la vestizione solenne con l’emissione dei “voti di ubbidienza, povertà, castità e clausura perpetua” e l’assunzione del nuovo nome di Suor Maria Lanceata .

Quella di Suor Maria Lanceata è stata una vita intera dedicata intensamente alla fede, alla preghiera e a dare concrete risposte ai bisognosi ed agli infermi che bussavano al portone, o meglio alla “ruota”, del Monastero.

Ma la sua fede non era una fede bigotta o semplicemente meccanica perché era una “mistica”;  e, come tale, riusciva ad instaurare un rapporto particolare con Dio, con Gesù Crocifisso, con la Vergine Maria e con i Santi utilizzando un modo di pregare molto intenso e di livello superiore al normale.

Un suo scritto contenente una serie di appunti e di riflessioni in merito venne pubblicato postumo, a Todi nel 1772, con il titolo di «Metodo perfettissimo di Orazione Mentale».  Il modello messo a punto era una evoluzione mistica della “lectio divina” tipica del monachesimo benedettino ed in particolare figlia della lezione dei Padri dei Deserto.

Per questo suo misticismo e per questa sua particolare fede fu oggetto di particolari verifiche ed accertamenti soprattutto da parte del famoso gesuita padre Gianmaria Crivelli, della sede di Perugia del Sant’Uffizio, che aveva avuto sotto “osservazione” anche altre due sante mistiche umbre: Santa Veronica Giuliani (1660 – 1727) e Suor Chiara Isabella Fornari (1697 – 1744).

Ma oltre alla fede espressa a livelli elevatissimi, Suor Maria Lanceata svolgeva con grande bravura l’incarico di infermiera e di “speziale” del Monastero di Santa Chiara di Montecastrilli e, quindi, poteva grazie alle piante officinali coltivate nel proprio “hortus simplicium”  -posto all’interno del più ampio “hortus conclusus” monastico-   essere concretamente di aiuto per guarire con medicamenti ed interventi appropriati sia le consorelle che i bisognosi, in quanto all’epoca nella zona non erano disponibili presìdi sanitari.  All’epoca risulterebbero essere presenti solo due “lazzaretti”  -uno maschile ed uno femminile-  quasi attigui al Monastero; erano dei locali in grado di ospitare i malati gravi, prossimi alla fine, ai quali si cercava di assicurare la “buona morte” ed una degna sepoltura anche grazie all’opera di alcune Confraternite locali.

Anche per la nostra venerabile “Serva di Dio” sono stati registrati e documentati dei fenomeni trascendentali che hanno interessato alcuni tra i più importanti santi e beati della Chiesa Cattolica:

- la  transverberazione, cioè la presenza di una ferita nel costato come fosse stata inferta da una lancia, che in Suor Maria Lanceata si aprì il 10 agosto 1721 in occasione di un’estasi, mentre assisteva alla celebrazione della messa in onore di San Lorenzo.  Suor Maria Lanceata conservò questa particolare ferita per tutta la vita e la stessa venne rilevata anche in occasione della riesumazione del corpo.  L’immagine fa tornare alla mente l’estasi di S. Teresa d’Avila rappresentata mirabilmente dal Bernini nel famoso complesso scultoreo esposto a Roma nella Chiesa di S. Maria della Vittoria;

- l’osmogenesi, cioè quella capacità che hanno alcuni santi di emanare con la loro presenza  -non solo da vivi-  un particolare profumo di fiori, come è accaduto di recente con san Padre Pio da Pietrelcina;

- le estasi, la capacità di entrare in simbiosi mistica con Gesù nella preghiera intensa, estraniandosi intensamente dalla realtà terrena.

Da oltre 250 anni per i numerosi fedeli e devoti, Suor Maria Lanceata Morelli costituisce un punto di riferimento al quale potersi rivolgere con devozione nei momenti di bisogno per richiedere un “miracolo”  od anche semplicemente un aiuto.

Ma, come è nella tradizione della gente umbra della zona, questa devozione avviene in modo estremamente discreto e quasi intimo; purtroppo, però, questa riservatezza silenziosa della comunità non ha favorito un efficace andamento del processo di beatificazione che avanza in modo estremamente lento da quando venne avviato nel lontano 1821, nonostante i numerosissimi miracoli testimoniati. Anche chi scrive, devoto della Serva di Dio, si sente riconoscente per un intervento miracoloso che accredita a Suor Maria Lanceata Morelli.

Risulta che nel 2002 sarebbe stata richiesta una reiterazione del processo di beatificazione in sede Diocesana e che quindi la procedura sarebbe stata riattivata.

Sarebbe motivo di immensa gioia per tutti noi devoti il poter vedere Suor Maria Lanceata finalmente “Beata” prendere posto, anche formalmente, sugli altari prima possibile.

E’ da ricordare che, a furor di popolo, dopo numerosissimi miracoli due anni dopo la morte (il 18 settembre 1764) alla presenza delle autorità ecclesiastiche il corpo della Venerabile Suora venne esumato dalla tomba comune del Monastero nella quale era stato sepolto;  lo stesso venne trovato non corrotto dal tempo e dopo la prevista ricognizione venne richiuso in una teca di legno e collocato dietro l’altare maggiore della Chiesa di S. Chiara, dove ancora oggi continua ad ascoltare le preghiere dei devoti ed a vigilare amorevolmente sulla comunità.

Vista l’intensità della devozione popolare ed i miracoli accreditati alla Venerabile Serva di Dio Suor Maria Lanceata, nel 1784 venne redatto e pubblicato un volume dal titolo «Vita della Serva di Dio Suor Maria Lanceata Morelli di Santa Vittorina, monaca velata cappuccina del venerabile Monastero di Santa Chiara di Montecastrilli, morta in questi tempi in concetto di santità»  ad opera del Frate Cappuccino F. Michele da Papigno.

L’antico Monastero di Santa Chiara di Montecastrilli (in provincia di Terni) ospita ancora oggi al suo interno un’importante comunità di monache clarisse di clausura che costituisce -in continuità con l’esperienza consolidata sin dal 1663-   un punto di riferimento spirituale e materiale per la popolazione;  le suore in questi ultimi secoli della storia nazionale hanno superato non pochi momenti di vera difficoltà, che hanno visto anche l’esproprio stesso dell’edificio e la loro espulsione, soprattutto nella prima metà dell’800, all’epoca della Repubblica Romana.

La Chiesa di Santa Chiara, attigua all’omonimo Monastero delle Clarisse, è posta all’ingresso del centro storico del capoluogo di Montecastrilli, in prossimità del Torrione, e merita proprio di essere visitata non solo per la significativa valenza spirituale dell’atmosfera che si respira al suo interno, ma anche per quella bellezza artistica, semplice e francescana, del monumento seicentesco.

Sergio Bini

Figura 1.

immagine “ufficiale” della Venerabile Serva di Dio 

Suor Maria Lanceata MORELLI.

Figura 2.
Frontespizio del libro del 1784 scritto da Fra Michele da Papigno e dedicato alla Vita della Serva di Dio Suor Maria Lanceata MORELLI.
(l’immagine è tratta dalla copia originale del libro che appartiene alla Collezione di Sergio Bini)
Figura 3.
il “santino” di Suor Maria Lanceata MORELLI 
pubblicato dal Monastero di S. Chiara di Montecastrilli.
(l’immagine è la riproduzione di un originale che appartiene alla Collezione di Sergio Bini)


  Figura 4.
Veduta del lato occidentale del 
Monastero di S. Chiara di Montecastrilli.
(foto di Sergio Bini)
Figura 5.
Veduta dell’ingresso al Centro Storico di Montecastrilli 
con il Torrione ed uno scorcio del Monastero di S. Chiara. 
La foto è di qualche anno fa, prima che venisse ricollocata davanti al Torrione l’antica “Fontana” donata dal Cav. Elia Scelba ai montecastrillesi.
(foto di Sergio Bini)
Figura 6.
Veduta di uno scorcio del centro storico di Montecastrilli, 
con una veduta dell’ingresso al Monastero di S. Chiara.
[in piazza di Santa Chiara, n. 16 – 05026 Montecastrilli]
(foto di Sergio Bini)


Figura 7.
Veduta notturna di uno scorcio del centro storico di Montecastrilli,
con una veduta dell’ingresso al Monastero di S. Chiara.
(foto di Sergio Bini)
Figura 8.
Veduta notturna di uno scorcio della strada di ingresso 
al centro storico del capoluogo di Montecastrilli, 
con una veduta laterale della Chiesa di S. Chiara.
(foto di Sergio Bini)


Figura 9.
Veduta dei tetti del Centro Storico del capoluogo di Montecastrilli, con la parte alta e la copertura della Chiesa di Santa Chiara ed il campanile a vela del Monastero delle Clarisse.
(foto di Sergio Bini)
Figura 10.
Il campanile a vela del Monastero di Santa Chiara di Montecastrilli;
il suono delle campane scandisce i principali momenti di preghiera previsti dalla “liturgia delle ore”, coinvolgendo virtualmente tutta la comunità.
(foto di Sergio Bini)
Figura 11.
Panorama del Centro Storico del capoluogo di Montecastrilli,
lato via Amerina (Amelia).
(foto di Sergio Bini)


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18 marzo 2013 Sergio Bini

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