Subasio

Subasio

Però chi d’esso loco fa parole, non dica Ascesi, ché direbbe corto, ma Orïente, se proprio dir vuole” ed in effetti, guardando dalla grande terrazza di Perugia, che affianca da basso il colle di Porta Sole, ad est si staglia, con inconfondibile sagoma, il Monte Subasio, con ospite, adagiata a mezza altezza, la splendida città di Assisi. Lasciando lo sguardo correre la morbida e massiccia sommità, si accarezza una superficie liscia e rada di bosco, calma nella forza di un cielo primaverile, spesso percorso da eroici parapendii colorati. In realtà, potendo salire per la lunga strada sterrata, che taglia orizzontalmente il fianco del gigante, signore incontrastato del panorama, ci si renderà conto che tanta levigata, piatta natura riserva incredibili sorprese. Uscendo da Assisi, con l’idea di arrivare a riscendere fino alla rosa Colle Pino, passati i grandi prati, nella bella stagione disseminati di gruppi organizzatissimi di beati pellegrini, là dove i campi sono ormai recintati a contenere invisibili, ma presenti, erranti mandrie, il vento, che comincia ad essere assai prepotente, è celebrato in un monumento. A pochi metri, salendo sulla sinistra, una traccia di sentiero, tra rare orchidee spontanee e piccoli fiori di pascolo, conduce ad uno spettacolo improvviso e stupefacente, insospettabile alla vista dalla dirimpettaia Augusta Perusia. Un senso di vertigine e d’infinito rapisce lo spettatore, una forza di gravità raddoppiata ferma il respiro: un cratere di diametro ragguardevole, quasi lunare, spalancato a raccogliere tutti i pensieri di chi assiste e ammutolisce, porta inevitabilmente a chiedersi chi possa aver creato tanto spazio e a quale scopo, se non quello di lasciare esterrefatti tutti coloro che vi si imbattano. La grande buca, perfettamente scavata ad imbuto, tutta ricoperta di vellutata erba e su un lato da un’improbabile faggeta a tale quota, non è opera di un misterioso scultore del vuoto, ma è figlia dell’acqua: fenomeno carsico, chiamato dolina, per chi sul Subasio vive è semplicemente il Mortaro grande. Un gigante, 260 metri di diametro, in cui stivare la neve d’inverno e farne un naturale frigorifero d’estate, in tempi antichi in cui la Natura davvero era la dispensa di tutti. Grande perché, a pochi metri ne troviamo un “piccolo” e ancora più avanti, prima di precipitare con lo sguardo verso vastità di campi, un mortaro a metà, anfiteatro spontaneo a voler rimarcare che qui tutto è uno spettacolo. Difficile rendere a parole la piacevolezza del luogo, l’atmosfera incantata. Ripreso il fiato, si può scendere fino sul fondo della dolina maggiore e provare a sentire se dal centro dell’imbuto, a 60 metri sotto le nuvole che si appoggiano alla cima del monte, l’energia dello spazio arrivi più intensa e corroborante, a donarci quel senso di pace e unione con il creato e che in pochi altri posti si percepisce.

Sentiero Assisi – Mortaro Grande – Spello 

Lunghezza: 15,5 km Dislivello: in salita 957 m – in discesa 801 m

Da Porta Cappuccini una sterrata sulla sinistra fiancheggia le mura medievali. Si sale fino a un’area di sosta, poi si scende all’Eremo delle Carceri, si risale il Fosso delle Carceri e si giunge alla Croce di Sasso Piano. Sulla sommità si trovano le doline di Mortaro Grande e di Mortaiolo. Si scende fino alla Fonte Bregno, si prosegue tra roverelle e aceri e poi tra gli oliveti. Qui la vista si allarga su Spello. Il sentiero ha termine presso la fonte Bulgarella.

Serena Filipponi

(Fonte: Parco del Monte Subasio, Quattroemme, Perugia 2006)