Sculture sulla via di Francesco

UMBRIA – Sul cammino di San Francesco che attraversa l’Umbria, portando da La Verna a Rieti, la spiritualità si sposa con l’arte e nel silenzio di antichi romitori, conventi o chiese, luoghi di viandanti e pellegrini, nei secoli trascorsi gli artisti hanno lasciato struggenti testimonianze d’arte e di fede. Costellata di valli, boschi fiumi e borghi dal fascino antico, ancora oggi la regione esalta più di quel che si pensi l’ispirazione artistica, nonostante quest’epoca in cui il popolo sembra distante dall’arte, perché resa astratta oltre ogni limite, allontanata dal pensiero comune e dal vivere quotidiano. In passato i pittori erano il tramite fra la chiesa, i suoi precetti, e il popolo analfabeta, oggi l’arte vive uno stato individuale esprimendo solo ciò che è e che l’artista sente, ma proprio per questo, più di allora, sebbene spesso non si riesca a capirla, essa è ancor più vera, emergendo dalla sensibilità dell’artista che spesso vive in prima persona quel trasporto, restituendolo nel modo più diretto e semplice possibile.

A Valfabbrica, ridente comune situato sulla vallata del fiume Chiascio, presso l’omonima chiesa della Madonna del Chiascio, si erge dal 2011 una scultura contemporanea dedicata a san Sebastiano, patrono del paese, realizzata dall’artista perugino Danilo Fiorucci. Si tratta di un blocco cilindrico di pietra serena, tipica dell’area umbra, estratta nella cava dei fratelli Borgia a Turoro sul Trasimeno, già esposta dall’artista nel 2008 in occasione della Quadriennale di Roma. La collocazione del San Sebastiano di Fiorucci in questo territorio vuole alludere al connubio arte e fede, richiamando l’attenzione sull’eventualità di realizzare un vero e proprio parco sculture capace di coniugare il senso spirituale dell’area a quello estetico. L’opera sintetizza l’iconografia tradizionale, limitandosi alla colonna sulla quale è spesso ritratto il martire, trafitto dalle frecce dei soldati di Diocleziano. Quest’ultima si erge grigia e minimale, ma presenta al centro una fessura rettangolare che sfonda il blocco permettendo di vedere al di là dell’oggetto. Le parti interne sono dipinte ad encausto di un rosso intenso, allusione al sangue e alla passione del martirio. Pochi atti per esprimere tutto il contenuto del messaggio che parla di sacrificio e speranza, perché dalla ferita si entri nel regno dell’essenza, come ha espresso di recente il cardinale Ravasi ricordando certe parole di Joseph Ratzinger dette prima che fosse eletto Papa, quando ammetteva la necessità che l’arte, come la fede, ritrovasse la capacità di “ferire”. Ferita intesa come “feritoia”, apertura verso l’esterno che permette di vedere grandi spazi, e l’arte, come la fede, ha sempre avuto il merito di aprire l’animo umano al mistero dell’invisibile.

Oggi più che mai questo messaggio risuona forte, anche grazie ad un Papa che per la prima volta nella storia acquisisce il nome di Francesco, e così sembra premonitrice l’allusione alla ricerca di semplicità e verità espressa da Fiorucci, come pure la scelta del Comune di Valfabbrica di inserire un’opera così essenziale in un contesto di talmente pregno di valore storico e spirituale.

Similmente, a pochi chilometri, nel piccolo centro di Casacastalda, ancora un’opera di Fiorucci testimonia questo sentimento, ma stavolta ispirandosi non a un martire cristiano del passato, bensì a un fatto reale. Nel 2004, infatti, l’artista era stato chiamato per realizzare un’opera in memoria di un motociclista scomparso, testimoniando con essa la memoria di tutti i motociclisti vittime della strada. Da allora si erge in prossimità della strada che attraversa il paese, “classico” percorso del motociclismo locale, e a ridosso di una terrazza naturale da cui ammirare il paesaggio montano umbro, una scultura in pietra serena che Fiorucci ha titolato Dolmen. Già prima del San Sebastiano l’artista aveva concepito, e collocato nella stessa area, un’opera che rompesse le barriere del tempo e dello spazio. L’imponente blocco, alto tre metri, è infatti sfondato da una sagoma che sintetizza la generica forma di un centauro in sella alla moto, e sulla pietra sono incise le coordinate relative alle distanze e direttrici da luoghi importanti sparsi a 360° nel mondo, da Città del Capo a  Sidney. Ancora una volta l’idea è quella di collocare l’arte oltre i confini, sia fisicamente che concettualmente, e a terra la sagoma del motociclista è nuovamente proiettata su di una lastra che ricorda le motivazioni del monumento.

Arte, vita e spiritualità animano dunque questo territorio bello da visitare e ricco di storia, cultura e tradizione, che sulla via di Francesco permette di ritrovare il senso, a volte smarrito, di un esistere fatto di valori concreti.

Andrea Baffoni

30 aprile 2013 Andrea Baffoni

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