San Valentino: itinerario sulle orme del santo degli innamorati

TERNI – Paradossi d’amore: tutto il mondo il 14 febbraio festeggia San Valentino, ma nessuno sa chi fosse, il protettore degli innamorati.
Per scoprirlo, si può scegliere di passare la festa nella sua città: Terni, dove il santo dell’amore è nato, è stato vescovo ed è sepolto.
 
Centro industriale noto per le acciaierie e sicuramente poco associato a itinerari romantici o Grand Tour culturali, Terni è in realtà uno scrigno di storia, archeologia e folklore tutto da scoprire.
 
Seguire le orme del suo cittadino più illustre significa immergersi in un mondo fatto di leggenda, spiritualità e romanticismo.
 
Secondo la tradizione, Valentino era nato a Interamna dei Naarti nell’anno 175 in una delle famiglie più importanti della città. È stato ipotizzato che fosse discendente nientemeno che di Publio Cornelio Tacito e zio dell’imperatore Marco Claudio Tacito, che è salito al trono appena due anni dopo la morte del vescovo martire, decapitato sulla via Flaminia la notte del 14 febbraio 273.
 
Un busto dedicato a Cornelio Tacito si trova oggi in uno degli ingressi al centro storico, nel giardino di fronte all’obelisco di Arnaldo Pomodoro, mentre a lui sono intitolati il liceo classico e la piazza principale, dove in epoca romana si trovavano i monumenti funebri dei cittadini illustri.
 

Arco di San Damiano, parco archeologico di Carsulae

Una delle principali rivali di Interamna, era – all’epoca – la città di Carsulae, la “piccola Pompei” dell’Umbria. Sorta sulla via Flaminia intorno al IX secolo a.C., è stata completamente abbandonata nel III secolo dopo Cristo per essere riscoperta solo in epoca moderna, con una serie di campagne di scavi iniziate nell’Ottocento e che proseguono ancora oggi.
 
Situato a pochi chilometri dalla cittadina di San Gemini, il parco archeologico di Carsulae non può che essere la prima tappa per il turista che voglia mettersi sulle orme di San Valentino: qui si possono ammirare le terme, il teatro recentemente ristrutturato, il foro, la basilica, l’anfiteatro, i templi gemelli dedicati a divinità sconosciute e – soprattutto – l’arco di San Damiano, tra i luoghi più romantici della regione, da sempre meta delle coppie innamorate.
 

Parco archeologico di Otricoli

Altro parco archeologico imperdibile per un itinerario valentiniano, è quello di Otricoli che in estate ospita anche la manifestazione romana “Ocriculum A.D. 168” (ma che in inverno è aperto solo su prenotazione). Qui si è fermato Valentino nella primavera dell’anno 200 quando, esiliato da Roma (dove si era trasferito per studiare retorica), aveva fatto ritorno a Interamna a piedi.
Tra le meraviglie che si possono ammirare nell’antica Otricoli ci sono il teatro, le terme, un grande Ninfeo, un monumento funerario rotondo e una fonte pubblica.
 
Spostandosi di appena qualche chilometro si arriva in Sabina, altra tappa immancabile del nostro percorso valentiniano. Di questa terra era infatti originario, secondo la tradizione, il soldato romano protagonista della più celebre leggenda sul santo: Sabino, che si sarebbe convertito al cristianesimo dopo essersi innamorato della bella Serapia. I due erano stati uniti in matrimonio dallo stesso Valentino; poco dopo, però, Serapia aveva contratto una malattia che l’aveva portata in poco tempo alla morte; Sabino aveva chiesto allora al Vescovo il singolare miracolo di poter morire insieme alla sua amata, venendo esaudito.
 

Villa Romana di Collesecco

Secondo una recente ipotesi, poi, lo stesso Valentino sarebbe stato originario della Sabina: la madre era nientemeno che una discendente di Aurelia Cotta, madre di Giulio Cesare, dalla cui famiglia prende il nome il paese di Cottanello e la bellissima villa romana del primo secolo dove avrebbe passato l’infanzia Valentino, i cui resti si possono ammirare nei pressi nel borgo sabino, in località Collesecco.
 
Tornata alla luce durante la Seconda guerra mondiale a causa dei bombardamenti, oggi la villa fa mostra di bellissimi pavimenti – in gran parte intatti – e di molti altri elementi di architettura. Volendo coniugare sentimento e archeologia, poi, non si può non visitare la vicinissima villa di Quinto Orazio Flacco, oggetto da una quindicina di anni di una campagna di scavi che ne sta riportando alla luce i tesori e sopra la quale sorge il ristorante più romantico del mondo: “Solo per due”, chiamato così perché riservato a sole due persone per volta.
 
Proprio sopra la villa di Orazio si trova la Fonte Bandusia – fontanile ancora oggi perfettamente intatto e funzionante – a cui lo scrittore dedicò una poesia, e il borgo di Vacone, dove sorgeva il tempio di Vacuna, divinità preromana protettrice della Sabina.
Secondo la leggenda, quando il tempio è stato distrutto per lasciare spazio alla chiesa di San Giovanni Evangelista, la statua di oro massiccio della dea è stata sepolta nel Bosco del Pago: nel corso dei secoli in molti hanno l’hanno cercata, compresi alcuni rabdomanti, ma nessuno è ancora riuscito a trovarla.
 

Cascate delle Marmore

Prima di dirigersi verso la città non può mancare una visita alla più importante attrazione turistica del territorio ternano, che è anche la principale testimonianza di epoca romana: la Cascata delle Marmore.
“Rimbombo di acque! Dalla scoscesa altura il Velino fende il baratro consunto dai flutti. Caduta di acque! Veloce come la luce, la lampeggiante massa spumeggia, scuotendo l’abisso”. Così la descriveva Lord Byron, all’inizio dell’Ottocento. Con i suoi 165 metri di altezza la Cascata vanta il primato della più alta d’Europa e da oltre duemila anni affascina visitatori con il suo spettacolo di immensa potenza.
 
Secondo un’altra leggenda una ninfa di nome Nera si era innamorata di un bel pastore chiamato Velino ma Giunone, gelosa di questo amore, aveva trasformato la ninfa in un fiume. Allora Velino, per non perdere la sua amata, si era gettato a capofitto dalla rupe di Marmore, trasformandosi a sua volta in un fiume e restando avvinghiato per l’eternità alla sua amata in un liquido e tempestoso amplesso.
 
La vera storia è meno romantica ma altrettanto affascinante: il fiume Velino percorreva gran parte della Sabina e a valle si trovava intralciato dalla presenza di massicci calcarei creati dalla sua stessa acqua, ricca di minerali, e dall’assenza di un adeguato letto dove scorrere. Per questo, con il passare dei secoli, si era formata una palude stagnante nociva per la salubrità dei luoghi.
Per risolvere il problema, nel 271 a.C. il console romano Mario Curio Dentato ordina la costruzione di un canale per defluire le acque stagnanti in direzione del salto naturale di Marmore, facendo precipitare così l’acqua direttamente nel fiume Nera.
 
Il risultato è lo spettacolo descritto già – tra il 29 e il 19 a.C. – da Virgilio, che nell’Eneide paragona il salto di Marmore all’ingresso del regno dei morti.
 

Lago di Piediluco

A 7 chilometri e mezzo da Terni, nell’Umbria meridionale, la Cascata delle Marmore si trova nel bel mezzo della Valnerina, sotto il lago di Piediluco e a pochi passi dagli studios cinematografici di Papigno, dove Roberto Benigni ha ricostruito il campo di concentramento di La vita è bella e interamente girato il suo Pinocchio. Non c’è dubbio che Valentino l’abbia visitata molte volte: tra le leggende che accompagnano la sua memoria, una vuole che il santo – non ancora vescovo – avesse percorso a ritroso il salto fuggendo dal Demonio, che avrebbe infine affrontato e sconfitto – sotto forma di scimmia – a Piediluco, sul Monte dell’Eco. Secondo un’altra leggenda il Santo, per dimostrare la purezza della bella Nerina messa in dubbio dal compagno, avrebbe colpito la rupe col bastone pastorale facendo scaturire l’acqua capace di formare un grandioso e liquido velo da sposa.
 
Oltre ad ammirare il maestoso spettacolo dal belvedere inferiore, è possibile risalire tutto il percorso del fiume che attraverso cinque diversi sentieri arrivano fino a Marmore. I percorsi variano per difficoltà e durata di percorrenza (che spazia dai 20 ai 40 minuti); si tratta in ogni caso di passeggiate di grande suggestione, che permettono di inoltrarsi nella fitta vegetazione color smeraldo scalando via terra quelle tempestose rapide così “orribilmente belle”.
 

Panoramica della città di Terni

Arrivati finalmente a Terni, la visita sulle orme del Patrono non può partire che da piazza Briccialdi, dove in epoca romana si trovava una delle porte di ingresso alla città: entrando in via del Vescovado ci si inoltra nel quartiere degli edifici pubblici: sulla destra, dove si apre oggi uno degli squarci più degradati del centro storico (la piazzetta dedicata a Paul Harris, fondatore del Rotary Club) un tempo sorgeva il tempietto dedicato a Cerere, dea della fertilità, mentre a sinistra si percorre il perimetro dell’Anfiteatro Fausto: il “piccolo Colosseo” che del Colosseo è più antico, essendo stato edificato intorno al 30 d.C.
 
L’anfiteatro, costruito in pietra calcarea, raccoglieva oltre 10mila spettatori, praticamente l’intera popolazione della città con l’aggiunta di qualche forestiero.
Con il passare dei secoli le mura dell’anfiteatro sono state utilizzate per la costruzione di edifici che tuttora ne delimitano il perimetro, come la chiesa del Carmine e la Curia diocesana. Quasi completamente sepolto dal tempo, è stato riportato alla luce da due campagne di scavi: la prima promossa dal vescovo Vincenzo Tizzani del XIX secolo e la seconda negli anni 2000, che ha restituito alla struttura gran parte dell’aspetto originario, anche grazie ad un frammento ricostruito in vetroresina per volere della Soprintendenza. Peccato che un tesoro così prezioso si possa visitare all’interno solo su prenotazione.
 
Proprio davanti all’anfiteatro sorgeva – secondo una recente tradizione – la casa natale di Valentino, oggi riconoscibile per una targa che la attribuisce anche ad un altro importante santo: Gabriele dell’Addolorata, la cui famiglia – i Possenti – aveva abitato il palazzo per qualche anno. Non ci sono prove che al posto della maestosa Cattedrale sorgesse, in epoca romana, il Tempio di Giove: proprio sotto il sagrato – coperti da una parete in plexiglass – sono però visibili resti romani.
 

Teatro Romano di Terni

Altri resti visibili sono quelli delle terme pubbliche che si trovano nel cortile di Palazzo Gazzoli, Proseguendo la passeggiata in via XI febbraio, si può notare come la strada sia curva: il palazzo alla nostra destra, infatti, è sorto sulle gradinate del teatro romano, i cui resti sono invisibili all’esterno essendo oggi inglobati in un’abitazione privata.
 
Perfettamente visibili sono invece molte parti della villa romana che si trovava sotto la chiesa di San Salvatore. La chiesa è anche soprannominata “Tempio del sole” a causa di una leggenda alimentata, oltre che dai resti romani, anche dalla curiosa forma circolare dell’edificio.
 
Proprio il giardino della chiesa, secondo il poema scritto dal giullare francese Alban Guillon, era stato scelto da Valentino come sua dimora da vescovo: qui il santo aveva iniziato a coltivare le sue rose e qui ne aveva donata una ad una coppia di innamorati dopo averli sentiti litigare, riuscendo a riconciliarli e facendo della rosa rossa il suo simbolo e quello della passione amorosa.
 
Camminando per pochi minuti verso il fiume Nera ci si ritrova – appena superato il ponte – al Centro Arti Opificio Siri, il polo museale (ricavato dalla ex Ferriera pontificia) di cui fa parte anche il Museo Archeologico: qui oltre a reperti della Terni romana di ogni genere, sono esposti anche gli scheletri di Sabino e Serapia, ritrovati nel 1909 durante gli scavi alla necropoli delle acciaierie.
 
Qui lo storico deve però rovinare la festa al cultore di leggende: la necropoli infatti, risale all’IX secolo a.C., mille anni prima, cioè, che Valentino nascesse. Gli studi più recenti sui due scheletri hanno poi dimostrato che non si tratta di una coppia di innamorati ma di due sorelline. La suggestione, però, rimane, visto che è stata propria la scoperta della tomba – un secolo fa – a far scaturire la leggenda di Sabino e Serapia, probabilmente andando a contaminarsi con la storia di Romeo e Giulietta, quella di Quo Vadis e un’epigrafe presente ai Musei Vaticani in cui si parla di santa Sabina, di suo marito Valentino e della sua ancella Serapia.
 

Duomo di Terni

Ultima tappa di questo itinerario sulle orme del santo dell’amore, non può che essere la basilica a lui dedicata, dove riposano i suoi resti e dove ogni anno si ritrovano centinaia di coppie di fidanzati per scambiarsi la promessa dell’amore eterno.
 
Secondo la Passio Sancti Valentini il corpo del santo – ucciso sulla via Flaminia – era stato recuperato da tre discepoli: Efebo, Procolo e Apollonio, che l’avevano sepolto in un cimitero fuori dalle mura di Terni. Sopra la tomba del santo è sorta quasi subito una basilica, distrutta e ricostruita più volte nel corso dei secoli. Quella attuale risale al 1600 mentre un secolo dopo è stata realizzata l’urna che ne contiene le ossa e che dal 2003 è posta all’interno dell’altare maggiore.
 
Se la cripta raccoglie le lettere scritte al santo dagli innamorati di tutto il mondo (e soprattutto dal Giappone) per chiedere grazie e protezione, di fronte alla tomba le coppie di fidanzati che si sposeranno entro l’anno si scambiano la promessa d’amore nel corso di una celebrazione presieduta dal vescovo di Terni, successore di Valentino, che si tiene abitualmente la domenica precedente alla festa.
 
Quest’anno, però, a causa di alcune concomitanze liturgiche (il giorno di San Valentino coincide con il mercoledì delle ceneri e il solenne pontificale è stato anticipato a domenica 11) la Festa della Promessa si terrà domenica 18 febbraio.
Non sono solo gli sposi futuri, comunque, a suggellare il loro amore davanti al santo: il 25 febbraio, infatti, la basilica ospiterà la Festa per le Nozze d’argento e il 5 marzo quella per i cinquant’anni di matrimonio.
 

Reliquie di San Valentino

Chi vuole conoscere meglio la storia di Valentino, poi, non può perdere – sabato 17 febbraio – lo spettacolo sulla vita e il martirio organizzato alle 18.30 dal Centro Culturale Valentiniano all’interno della stessa basilica.
 
Infine, prima di tornare a casa non può mancare una visita nella cripta della basilica, dove sono raccolti molti resti dell’antico cimitero; tra questi la lapide che celebra una “venerabile donna” definita “episcopa”, ovvero moglie del Vescovo; consorte, presumibilmente, dello stesso Valentino. A differenza di oggi, infatti, ai tempi di Valentino tutti i vescovi (così come tutti i preti) erano sposati, e il santo protettore degli innamorati di tutto il mondo è stato anche lui, a sua volta, un uomo innamorato.
 

Arnaldo Casali

 
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3 febbraio 2018 Arnaldo Casali ,

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