Montone, il respiro della Storia

Il borgo fortificato di Montone sullo sfondo del suo splendido territorio

MONTONE – “Immaginati un immenso anfiteatro, e quale appunto può fare la natura. Immaginati una spaziosa e lunga valle attorniata di montagne, le cime delle quali sono cariche di boschi non men folti che antichi […] Si ha quasi l’impressione di trovarsi al cospetto di un paesaggio tutt’altro che reale, anzi immaginario, dipinto dal più squisito pennello”.
 
Così Plinio il Giovane descrisse l’Alta Valle dell’Umbria. E, incantato da tanta bellezza, la scelse per dimora. E così appare oggi agli occhi di chi percorre la strada tortuosa che a nord di Umbertide, all’altezza di Montecastelli, lascia l’antica Via Tiberina e si inerpica su un rilievo tra la riva destra del Tevere e il fiume Carpina.
 
Montone, su in cima, è solido come una fortezza. Nei giochi di colore che i toni caldi dell’arenaria ingaggiano con le mille sfumature verdi dello sfondo, il borgo irradia un fascino particolare: inespugnabile per la vertiginosa cinta muraria che lo corazza, ha un aspetto al tempo stesso ospitale, nell’aria limpida che annuncia un luogo dove il respiro della Storia è ancora fresco e vitale.
 
La città ha avuto trascorsi gloriosi. E si vede. Quasi come un avvincente romanzo da leggere tutto d’un fiato, le vie e le piazze di Montone svelano passo dopo passo le vicende del suo più grande cittadino: Andrea Fortebracci, elevato agli onori della cronaca con il nome di Braccio da Montone. Il capitano di ventura che, all’alba del XV secolo, fu a un passo dall’unificare il Centro Italia sotto un solo regno: il suo.
 
Passeggiare a Montone è come sfogliare un album di ricordi dell’indomito condottiero, eccellente stratega e abile giocatore sulla scacchiera politica dei suoi tempi. E tra le istantanee di pietra emerge intatto il fascino dei luoghi delle sue origini, che si dipana accanto al resoconto dei giochi di potere che dominarono la penisola tra Medioevo e Rinascimento.
 

Il mastio della Rocca di Braccio

Così, dalle tre porte di ingresso alla città murata, ogni percorso conduce alle imponenti vestigia della Rocca di Braccio, con il poderoso mastio che svetta al centro del Parco delle Rimembranze, nel punto più alto del borgo. Andrea volle un edificio possente per la dimora della sua stirpe e affidò all’architetto bolognese Fieravante Fioravanti il progetto di un castello che fosse anche l’emblema del suo sogno politico: una reggia da cui governare un ampio territorio, che chiariva il potere della famiglia e offriva sicurezza alla cittadinanza, protetta da colui che “pareva tutto vedesse senza esser veduto”. E lo smantellamento di importanti porzioni della rocca, ordinato da Papa Sisto IV dopo la morte di Braccio, è una significativa testimonianza del valore simbolico dell’edificio: si narra infatti che il pontefice inviò a Montone oltre cinquemila guastatori, per demolire in tre giorni e tre notti la fortezza.
 
Sulle rovine della rocca sorse poi, come ulteriore affermazione del potere pontificio, un convento benedettino intitolato a Santa Caterina, che ha arricchito il pregio architettonico del borgo e che oggi ospita la Biblioteca e l’Archivio Storico cittadino, dove sono conservate anche bolle pontificie dal Trecento al Seicento e lo Statuto di Montone del 1586.
 

Uno dei caratteristici scorci di Montone

Come una mostra permanente diffusa, il Polo Museale di Montone si espande in tutto il borgo e trova il suo centro di gravità nella chiesa di San Francesco, pregevolissimo esempio di architettura gotica articolata intorno a un chiostro centrale cinquecentesco. Al suo interno si ammirano pitture, argenti e paramenti sacri di notevole qualità artistica, tra cui spiccano la “Madonna della Misericordia” e il “Sant’Antonio” di Bartolomeo Caporali, esponente della meravigliosa corrente rinascimentale perugina di fine Quattrocento. Tra le opere di Caporali, anche il Gonfalone dipinto della città, che ritrae il borgo di Montone com’era nel 1482.
 
Merita una visita anche l’edifico religioso più antico del borgo, la Pieve di San Gregorio, costruita intorno all’anno Mille in stile Romanico-Bizantino e il complesso di San Fedele, dove si trovano l’Auditorium e il piccolo teatro, che offre una stagione annuale di spettacoli di prosa, danza e musica.
 
L’impronta austera delle eleganti architetture medievali e gli spazi urbani, perfettamente conservati nella impostazione originale all’interno della pianta ellissoidale della città, sono anche il fertile substrato culturale su cui il presente si è innestato con successo. Perché, al contrario di altri piccoli paesi-gioiello italiani, dove sembra che il tempo si sia fermato, le vie e le piazze di Montone sono percorse da una brezza vitale inebriante.
 
Il centro ospita infatti tre notevoli manifestazioni annuali, che rappresentano il distillato delle radici culturali, storiche, artistiche e folcloristiche dell’intera regione.
 

La dama eletta ogni anno nel corso delle sfide della rievocazione

La Donazione della Santa Spina è una delle più interessanti declinazioni del profondo ancoraggio alle origini dei riti e delle tradizioni culturali umbre. Basata su documenti storici e referenziata da un circostanziato studio filologico, è una rievocazione che si fregia del patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco. L’evento ricorda un fatto accaduto realmente nel 1473: Carlo Fortebracci, figlio di Andrea e condottiero come il padre, ricevette in dono dalla Repubblica di Venezia una Spina della Corona di Cristo, come riconoscimento per aver cacciato i Mori dai territori della Serenissima. Carlo volle condividere la preziosa reliquia con i suoi concittadini e la portò a Montone dove, dal 1635, è conservata in una splendida teca d’argento finemente cesellata. La Santa Spina viene custodita dalle suore del Convento di Sant’Agnese e due volte all’anno, ogni penultima domenica di agosto e il lunedì dell’Angelo, viene esposta ai fedeli nel corso di una solenne cerimonia. La manifestazione coinvolge tutta la città, che sfila in bellissimi costumi d’epoca e propone rappresentazioni teatrali ambientate nel XV secolo per le vie e le piazze del centro storico. Durante la festa si rievocano anche sfide tra i rioni e esibizioni di sbandieratori e tamburini.
 

Il regista Terry Gilliam e Cristiana Capotondi a Montone per il Festival

Umbria Film Festival, nella seconda settimana di luglio, è l’evento dedicato alla settima arte, che rielabora in chiave moderna la multiforme inclinazione artistica del territorio. La manifestazione ha svelato Montone a registi e attori di fama internazionale, che ogni anno partecipano al festival e trascorrono qualche giorno come autentici montonesi. E così facendo, alcuni si sono innamorati del borgo. Al punto da diventarne cittadini onorari. Uno di loro è Terry Gilliam, che cura la direzione artistica del festival e si impegna insieme alla città per offrire anteprime internazionali e attività di formazione e informazione sul cinema, in un articolato palinsesto che culmina nelle incantevoli atmosfere delle serate in Piazza Fortebraccio, dove avvengono le proiezioni.
 

La Festa del Bosco e i suoi autentici allestimenti

La Festa del Bosco è l’evento dedicato ai prodotti enogastronomici del territorio. Ogni anno alla fine di ottobre e fino al 1 novembre, giorno di Ognissanti, una prestigiosa mostra mercato offre degustazioni dei prodotti naturali che crescono spontanei nei boschi intorno al borgo: mirtilli, more, lamponi, castagne sono accompagnati dalle produzioni biologiche di miele e confetture di stagione e naturalmente ha uno spazio importante il tartufo, uno dei tesori nascosti dell’Umbria. Tutto è in bella mostra nelle cantine e nelle rimesse private di Montone, che aprono le porte ai visitatori in una gioiosa e raccolta atmosfera familiare. Ed è questo che rende la festa un evento vero e genuino, specchio delle antiche tradizioni alimentari della regione, che ha nei prodotti naturali e nella cucina semplice uno dei suoi punti di forza.
 
Manifestazioni a parte, il territorio offre in ogni periodo dell’anno numerosi spunti per gli amanti della tavola. E una visita a Montone non può prescindere dall’assaggio del Mazzafegato, tradizionale insaccato tipico dell’Alta Valle del Tevere che insieme al Vinosanto affumicato è presidio Slow Food, cioè prodotto selezionato dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità e rappresenta la versione gastronomica dei saperi tradizionali e della secolare cultura popolare.
 
Montone vanta parecchi riconoscimenti, dovuti non solo all’oggettiva bellezza estetica, ma anche allo sforzo di mantenere la sua originalità e le sue radici culturali vive e in simbiosi con l’attualità. Per questo, è uno dei Borghi più belli d’Italia, è Bandiera Arancione del Touring Club e fa parte dell’Associazione Internazionale Città Murate.
 
Anche sui blasoni, dai tempi della nobile contea di Braccio, Montone ha saputo mantenere il passo con la Storia.
 

Daniela Querci

 
Più informazioni su:

Approfondimenti sulla storia del territorio e sulla biografia di Braccio da Montone

Il territorio dell’Alta Valle Umbra

I musei di Montone

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31 marzo 2016 Daniela Querci

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