L’Umbria geologica: un fantastico viaggio

UMBRIA – Con i suoi 8.456 chilometri quadrati di superficie, l’Umbria è una delle più piccole regioni d’Italia, e l’unica dell’area peninsulare a non essere lambita dal mare. Ma la natura e la varietà dei suoi paesaggi la rendono un luogo unico ed affascinante, in grado di raccontarci una storia coinvolgente e suggestiva che va ben al di là di ciò che la nostra nozione abituale di tempo può concepire.

Le magnifiche dorsali montuose che si snodano da Nord a Sud lungo il settore orientale della regione, dalla Serra di Burano al Monte Penna, fino al gruppo dei Sibillini, sono costituite da una potente successione di rocce sedimentarie a carattere prevalentemente calcareo e marnoso, originate dalla deposizione su fondali marini di sedimenti di origine continentale.

Accarezzare la liscia superficie del Calcare Massiccio, della Corniola o del Rosso Ammonitico, evoca immagini di ambienti costieri, di dolci scogliere digradanti su bassi fondali, e di limpidi e chiari specchi di mare.

L’Umbria geologica

E ad un tratto, percorrendo a ritroso la scala del tempo geologico, raggiungiamo un luogo straordinario chiamato Pangea, il continente che affiora dallo sterminato oceano di Panthallassa 250 milioni di anni fa.

La Pangea è una terra immensa e desolata, priva di vita, spazzata dal vento e battuta da piogge violente, ma nella parte orientale di questo continente, in posizione tropico-equatoriale, si apre un grande golfo, che ospita acque calme e tranquille, il mare della Tetide. Qui sfociano i fiumi, portando con sé i detriti calcarei provenienti dallo smantellamento delle terre emerse, che si depongono dolcemente sul fondo del mare, adagiandosi l’uno sull’altro per milioni e milioni di anni.

I depositi più profondi vengono nel tempo pressati dal peso di quelli che vi si impostano sopra, e si compattano fino ad assumere le caratteristiche di rocce vere e proprie.

Nel corso della deposizione dei detriti sono coinvolte piccole creature marine come coralli, echinodermi, gasteropodi e cefalopodi, abitanti di questo luogo primordiale, i cui gusci cadono sul fondo del mare rimanendo intrappolati fra i sedimenti e partecipando al fenomeno della litificazione, fossilizzandosi.

L’Umbria geologica

E’ frequente rinvenire questi fossili nei calcari e nelle marne delle dorsali umbre, ed è sempre un’emozione osservare le delicate ed eleganti strutture ornamentali del guscio di un’ammonite, incastonata per sempre nella roccia di un picco montuoso, riflettendo sulla sua origine ancestrale, così distante nel tempo e nello spazio.

Trascorrono i Periodi geologici. Passiamo dall’Era Paleozoica all’Era Mesozoica, e attraversiamo il Triassico, il Giurassico e il Cretaceo, fino a raggiungere l’Era Cenozoica ed il Periodo Oligocenico, circa 30 milioni di anni fa.

Durante questo immenso intervallo temporale, l’aspetto della Terra subisce mutamenti di proporzioni enormi. Il continente della Pangea non esiste più. E’ stato frazionato in parti più piccole che, per i processi della tettonica delle placche, subiscono movimenti relativi l’una rispetto all’altra, allontanandosi o avvicinandosi fra di loro.

Il territorio destinato a costituire l’attuale Umbria è ancora del tutto sommerso. E’ composto semplicemente da strati orizzontali di roccia, impilati sul letto di un mare profondo, adagiati sulla piccola zolla di Adria, la propaggine più settentrionale dell’ampia placca Africana. Nella sua migrazione verso Nord, la zolla Adriatica finisce per entrare in collisione con la grande placca Eurasiatica. Il pavimento sedimentario dell’oceano, sottoposto alle forze che lo comprimono contro l’Eurasia, si increspa, corrugandosi in pieghe e dorsali fino ad emergere dal mare.

Le successioni rocciose rispondono agli sforzi compressivi montando letteralmente le une sulle altre, flettendosi e inclinandosi in architetture improbabili, dove il recente precede l’antico, il dritto diventa rovescio, il basso si riscopre in alto, come solo la natura può realizzare, oltre ogni più sfrenata fantasia della mente umana.

All’inizio del Pliocene (circa 7 milioni di anni fa) la dorsale appenninica umbra è quindi ormai configurata. E’ contraddistinta da un’ossatura di imponenti pieghe, e caratterizzata da spettacolari esempi di sovrascorrimenti e serie stratigrafiche rovesciate.

Ma il viaggio nel tempo prosegue ancora. Al termine del Pliocene inizia la fase continentale dell’area umbra. Lo specchio di mare che diventerà il Tirreno attraversa una fase regressiva, persistendo soltanto nel settore occidentale del territorio umbro (zona di Città della Pieve).

Al regime compressivo si avvicenda un processo di distensione, che instaura nel territorio un complesso sistema di fratture, lungo le quali si impostano i corsi d’acqua dolce.

Prende forma il grande Bacino Tiberino, costituito da una serie di ampi specchi lacustri e palustri intimamente collegati, che attraversa longitudinalmente tutta la regione dalla alta Valtiberina fino al Ternano, seguendo il corso dell’odierno Tevere, per poi biforcarsi in due rami distinti all’altezza di Perugia.

L’Umbria geologica

L’articolato ambiente continentale si evolve sotto l’azione dell’erosione e della sedimentazione. Umidi e lussureggianti boschi di conifere bordano il Bacino Tiberino. La foresta Pleistocenica di Dunarobba, nei pressi di Avigliano Umbro (TR), rappresenta un patrimonio geologico unico al mondo per le sue peculiari caratteristiche. Conserva infatti resti di tronchi di Taxodiacee, precursori delle attuali sequoie, ancora in posizione di vita e non completamente mineralizzati.

Nel Pleistocene una straordinaria varietà di insetti, uccelli, rettili, anfibi e mammiferi popola questi territori boschivi, lacustri e paludosi.

La miniera di lignite di Pietrafitta, a sud del lago Trasimeno, conserva resti fossili di queste creature, fra le quali spiccano antilopi, rinoceronti ed elefanti.

L’estremo lembo sud-occidentale dell’Umbria viene interessato da una attività magmatica legata all’apparato vulcanico vulsino. Potenti colate piroclastiche, incessanti piogge di ceneri e lapilli, ammantano e livellano la morfologia del territorio.

La successiva erosione selettiva dei terreni magmatici più friabili isolerà i picchi ed i rilievi che oggi rendono così suggestivo il paesaggio dell’area, producendo strutture come la rupe dove sorge la città di Orvieto.

Arriviamo infine all’Olocene. Il territorio ha ormai assunto un aspetto molto simile all’attuale. L’Umbria è un piccolo gioiello dal paesaggio vario ed affascinante, con le pareti severe delle sue montagne, le dolci colline boscose, le fertili pianure intersecate da fiumi e ruscelli.

La storia termina qui. E’ fantastica, ma non è una favola. Quelle competono agli uomini. La natura sa fare di meglio. E l’Umbria ne è una splendida testimonianza.

Daniela Querci

Info: www.forestafossile.it  – www.museopaleontologicopietrafitta.it

26 aprile 2015 Daniela Querci

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