L’elettrizzante Palio dei Terzieri a Città della Pieve

Il manifesto del Palio dei Terzieri 2017 (dal 9 al 20 agosto)

CITTA’ DELLA PIEVE – Palio dei Terzieri 2.0. Tradizione e modernità si sposano nella edizione numero 45 della storica manifestazione di Città della Pieve. L’immagine che quest’anno promuove l’evento è “La Monna che si fa il selfie”: una fascinosa dama, attraverso uno smartfhone, inquadra se stessa e i figuranti del corteo storico, addobbati in splendidi costumi rinascimentali.
 
“Diventa protagonista” è il claim che accompagna la foto. Un invito a far festa. Rivolto a tutti: ai cittadini che da un anno attendono l’elettrizzante competizione e ai turisti che accorrono in massa tra le vie del meraviglioso borgo che nel 1446 diede i natali a Pietro Vannucci, il “divin pittore”, maestro di Raffaello, celebrato nei secoli come “Il Perugino”.
 
Il palio si apre sempre più al mondo. E la storia, il gusto della sfida, gli spettacoli, i concerti, le botteghe artigiane, l’arte e la gastronomia si mescolano nell’evento rievocativo. Dodici giorni, dal 9 al 20 agosto, di gioia e passione, vissuti con la speranza di vincere il Palio, uno splendido arazzo dipinto, conteso ogni anno dai tre Terzieri, Castello, Borgo Dentro e Casalino, le parti con le quali, dal 1250 ad oggi, si identificano tre distinte porzioni dell’antica città medievale.
 
Due i momenti clou: il Lancio della Sfida che si disputa il 15 agosto e La Caccia del Toro (domenica 20 agosto) preceduta da un imponente corteo storico.
 

Lo stemma del Terziere Castello

I terzieri La suddivisione di Città della Pieve in terzieri risale al 1250. Quell’anno la parola fece la sua comparsa nell’atto di sottomissione che Città della Pieve fu costretta a fare a Perugia, alla fine di un breve periodo di autonomia politica assicurata all’antica Castel del Pieve dalla protezione armata di Federico II di Svevia.
 
L’impianto urbanistico definitivo della città risale all’epoca comunale ed è giunto quasi immutato fino ai nostri giorni. Dall’alto, la sagoma della città ricorda l’immagine di un’aquila che sembra quasi volare in direzione di Roma. Le parti del corpo rapace immaginario si identificano con i Terzieri, le zone cittadine che a loro volta si riferiscono a tre classi sociali: alla testa dell’aquila corrisponde il Terziere Castello o Classe dei cavalieri (Aristocrazia), alla pancia il Terziere Borgo Dentro (Borghesia), all’ala-coda il Terziere Casalino o Classe dei Pedoni (Contadini).
 

Città della Pieve, adagiata su un colle, domina il paesaggio della Val di Chiana e del Lago Trasimeno

Il palio Il Pallium storico che viene conteso ogni anno, invece, è uno splendido arazzo dipinto, opera del maestro pievese Antonio Marroni. Raffigura, dentro una bella cornice, decorata di trofei e armature cinquecentesche, proprio gli arcieri della città che poco prima del segnale di inizio della competizione, rendono omaggio al Maestro di Campo, il giudice della gara. Sullo sfondo azzurro, appaiono i monumenti più significativi della città. In basso, i simboli dei Terzieri: il Castello medievale, il Pozzo del Casalino e la Rocca del Borgo Dentro. In alto, campeggia invece lo stemma di Città della Pieve con i due biscioni viscontei, omaggio all’antica alleanza con la Repubblica di Milano. Il 15 agosto, giorno del Lancio della Sfida, lo storico Pallium viene riconsegnato dal Terziere vincitore dell’ultima edizione nelle mani del Podestà di Castel della Pieve. Sara conservato all’interno del palazzo comunale dal quale uscirà solo il giorno della Caccia del Toro, per figurare come merita, preceduto dal gonfalone della città, nel grande corteo storico che caratterizza l’evento.
 
Il corteo storico Quasi 800 personaggi: vessiliferi, armati, notabili, dame e cavalieri, popolani e anche il mangiafuoco. Il fiume di folla in costume percorre le vie principali del centro, e intrattiene gli spettatori con giochi di prestigio ed abilità. Al termine della tradizionale sfilata, appare un maestoso carro allegorico, ispirato all’antichità classica, che marcia tra le vie cittadine guidato da compagnie di musicisti che eseguono melodie rinascimentali.
 

Il manifesto della Caccia del Toro

La Caccia del Toro Vengono rievocate, in forma incruenta, le antiche “Cacce” senesi, sorta di corride che già dalla metà del Quattrocento si svolgevano nella città del Palio, di tradizione ghibellina, alla quale Città della Pieve, per molto tempo insofferente al potere dello Stato della Chiesa, è legata da sempre per storia, cultura e tradizioni.
 
Il tiro con l’arco La gara si svolge il giorno stesso del palio al campo di Santa Lucia, dove gli arcieri vengono scortati dal corteo storico che parte da Piazza Plebiscito. Tre campioni per ogni terziere. E tre frecce per ciascun tiratore. I bersagli da colpire sono rappresentati da tre sagome mobili in forma di tori di razza chianina, montate su un’unica giostra. Ogni animale mostra una fascia con i colori del rispettivo terziere. Dal primo al terzo turno, la velocità della giostra aumenta. E cogliere il bersaglio diventa sempre più difficile.
 
Le taverne Dalle “Lumache al Pizzico” del Casalino, allo “Stinco dell’Arciere” del Borgo Dentro passando per la “Carpa Regina dell’Arciere” del Castello. I menu medievali caratterizzano i giorni della festa. I piatti tipici sono serviti con stoviglie dell’epoca e vengono accompagnati da spettacoli in piazza e rappresentazioni teatrali. Obbligatoria la visita alle tante botteghe artigiane sparse per le vie del centro.
 

Vicolo Baciadonne

I monumenti Le mura rosse del XII secolo proteggono palazzi e architetture di grande fascino. A partire dalla Rocca trecentesca, voluta in età medievale dai perugini per controllare la città sottomessa. Delle cinque torri di avvistamento ne sono rimaste solo due. Dai bastioni, in caso di emergenza, i soldati comunicavano, grazie ai fuochi e agli specchi, con la città del grifo. Sulla facciata della Rocca, sorge la fontana comunale sulla quale appare ancora, scolpita, una frase sibillina: “Sic Vos, non Vobis”. Il comune ha sede in Palazzo della Fargna, una bella costruzione in stile barocco. Un altro grande edificio della città è il cinquecentesco Palazzo Bandini. Nel centro storico, per tutti i romantici, è obbligatoria una visita lungo il Vicolo Baciadonne, considerato il più stretto d’Italia, visto che la sua larghezza varia dai 50 ai 60 centimetri.
 
La chiesa di Santa Maria dei Bianchi, già oratorio dei Disciplinati, conserva “L’adorazione dei Magi” uno dei più celebri capolavori di Pietro Vannucci. La Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio, risale al secolo VIII. Venne ricostruita nel Duecento, in stile gotico.
 
Proprio di fronte al grande edificio religioso, al centro della cittadina, campeggia Palazzo della Corgna. La più importante tra le dimore signorili cittadine al suo interno ospita la biblioteca comunale. Il museo civico diocesano invece ha trovato casa nella ex chiesa di Santa Maria dei Servi, costruita nella seconda nel 1343 e rinnovata in stile barocco tra il Seicento e il Settecento. Da non perdere, insieme a molti altri dipinti, la “Deposizione della croce” che il Perugino realizzò nel 1517. Un altro affresco del grande pittore, un “Sant’Antonio abate e i Santi Marcello e Paolo” si può ammirare nella chiesa duecentesca di San Pietro, costruita sul limite delle mura cittadine.
 

Città della Pieve è conosciuta per il suo purissimo zafferano

L’arte contemporanea A ingresso libero, aperto il venerdì e il sabato, oppure su appuntamento: Il Giardino dei Lauri è uno spazio espositivo ospitato in un affascinante edificio industriale, voluto dai collezionisti Massimo e Angela Lauro, espressamente dedicato all’arte contemporanea. La collezione è nata nel 1990 e presenta opere dei protagonisti della scena artistica contemporanea sia italiana che internazionale. Nelle rimesse del Palazzo Vescovile, in Via Vannucci 12, c’è lo Spazio Kossuth: 5 sale nelle quali si ripercorre la vicenda umana e artistica del grande scultore tedesco Wolfgang Alexander Kossuth.
 
La gastronomia Gusto e colore: chi arriva a Città della Pieve deve provare piatti con ricette a base di zafferano purissimo in fili. La produzione della spezia dall’aroma inebriante è documentata fin dal Duecento. Lo zafferano serviva a colorare le vesti e a preparare unguenti e profumi. Poi cominciò ad essere usato anche per colorare e aromatizzare i cibi, ai quali oltre al caratteristico colore giallo ocra, conferisce un gusto intenso e particolare. Vino e olio di grande qualità. E poi la carne chianina, con la famosa bistecca, vero e proprio emblema delle carni cotte alla brace. Per finire, un dolce, il torciglione, la cui forma si ispira alle anguille del vicino Lago Trasimeno, con un impasto a base di mandorle, pinoli e zucchero.
 

Virginia Valente

 
Per ulteriori informazioni:
Associazione Ente Palio dei Terzieri
0578.298520 –info@paliodeiterzieri.it
www.paliodeiterzieri.it

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4 agosto 2017 Virginia Valente

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