Le otto Tavole di Taddeo di Bartolo al Palazzo Ducale di Gubbio

Dal 18 marzo 2018, le otto tavole a tempera su fondo oro di Taddeo di Bartolo sono visibili presso il Palazzo Ducale di Gubbio

GUBBIO – Sono tornate a Gubbio dopo 174 anni. Ora tutti possono ammirarle in mezzo agli altri tesori d’arte del Palazzo Ducale: otto preziose tavole a tempera su fondo oro, di vario formato, realizzate intorno al 1418 dall’artista senese Taddeo di Bartolo (1362-1422).
 
Appartenevano ad un polittico destinato alla chiesa di San Domenico. Erano state sottratte a Gubbio nel 1843 in seguito allo smembramento dell’opera. Raffigurano san Pietro martire, il beato Ambrogio Sansedoni, due santi vescovi, san Luca, san Matteo, santo Stefano e san Tommaso d’Aquino.
 
Rappresentano un documento d’arte fondamentale per ricostruire l’importante stagione tardo-gotica di Gubbio che coincide con il consolidamento della signoria dei Montefeltro, giunti nella “città di pietra” nel 1384 con il conte Antonio, nonno del duca Federico.
 

Una delle otto tavole di Taddeo di Bartolo, che raffigura Santo Stefano

Sulle otto tavole, ed è la prima volta che accade dal varo della “riforma Franceschini”, il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha esercitato il diritto di prelazione, acquistando le opere che la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia si era aggiudicata all’asta Pandolfini di Firenze il 28 settembre 2017. Altre quattro tavole fanno parte della pala eugubina smembrata. Negli anni sono state acquistate da tre musei americani che le espongono nelle loro collezioni: la Madonna col Bambino al Fogg Art Museum di Cambridge nell’Università di Harvard (Massachusetts), e due scomparti, ciascuno con una coppia di santi, rispettivamente al Memphis Brooks Museum of Arts e al New Orleans Museum of Arts.
 
Le otto tavole costituiscono gli scomparti superiori di una complessa macchina, verosimilmente collocata sull’altare maggiore di San Domenico da cui fu rimossa forse già attorno al 1765 con la radicale trasformazione dell’interno.
 
Lo scomparto principale è ancora segnalato in chiesa prima del 1835 da Ettore Romagnoli, che ricorda “una tavola col fondo d’oro, dipintovi la Vergine col S. Bambino in collo, e intorno una corona di piccoli angioli assai graziosi. Da piedi ha questa iscrizione: TA /DE /US / SEN / ISP / INX / IT.H / OC. / OPUS /1418”.
 
Da questa breve ma efficace descrizione prende avvio la ricostruzione di una delle opere più importanti di Taddeo di Bartolo, l’artista senese documentato dal 1389, quando risulta già iscritto alla matricola dei pittori e il 1422, anno in cui detta il suo testamento.
 

Sulla scorta del testo di Romagnoli è stato possibile riconoscere nella più importante opera tarda di Taddeo, la Madonna col Bambino del Fogg Art Museum di Cambridge (MA), lo scomparto centrale del polittico eugubino, rimosso dalla chiesa prima del 1843 quando il pittore tedesco Anton Ramboux ne esegue un disegno, oggi a Colonia, ubicandola in collezione privata a Gubbio, quella dei marchesi Ranghiasci.
 
Nel 1908 lo storico dell’arte americano Federico Mason Perkins pubblica la tavola, donata al museo da Edward W. Forbes, indicandone la provenienza dalla raccolta romana dei principi Torlonia, che nel territorio eugubino detenevano, peraltro, vaste estensioni di terreni. Nello stesso articolo, lo storico dell’arte dà notizia anche di quattro pannelli con Santi, segnalandoli nella collezione Dan Fellows Plat a Englewood (New Jersey). Sono quelli poi confluiti nelle raccolte di Samuel Kress e oggi divisi tra il Memphis Brooks Museum, dove si trovano San Giovanni Battista e San Giacomo Maggiore, e il New Orleans Museum of Art, dove sono esposti il Santo Vescovo e la Santa Caterina d’Alessandria.
 

Al centro, Paola Mercurelli Salari, direttrice del Palazzo Ducale di Gubbio, con quattro delle otto tavole di Taddeo di Bartolo

Curiosamente Perkins evidenzia la provenienza da un unico polittico dei Santi, sottolineando però la perdita dello scomparto centrale; mentre fu probabilmente lui a favorire la dispersione di tutte le cinque tavole sul mercato americano.
È ancora Perkins a citare, subito dopo aver ricordato la Madonna Fogg, le otto tavolette oggi a Palazzo Ducale, come “parti laterali di un grande polittico”, indicandone la collocazione nella dimora fiorentina del conte Umberto Serristori. Il nobile toscano le aveva acquisite nel 1907 all’asta romana della raccolta Nevin Caccialupi, dove figurano anche altre opere eugubine che provengono da palazzo Ranghiasci.
 
Di fatto, quindi, tutte le parti del polittico note fino a questo momento sono in successione pubblicate da Perkins nella stessa sede, senza esplicitamente evidenziarne l’appartenenza al medesimo complesso.
 
È Gail Solberg a proporre la prima ricostruzione del polittico con la Madonna col Bambino al centro e, da sinistra, il Santo Vescovo, San Giovanni Battista, San Giacomo Maggiore e Santa Caterina d’Alessandria.
 
Per l’identità del vescovo possono essere suggeriti, stante il contesto, i nomi di Ubaldo – eletto alla cattedra eugubina nel 1129, canonizzato nel 1192 e divenuto patrono della città -, o di Martino di Tour, cui era intitolata la chiesa demolita nel tardo Duecento per far posto a quella di San Domenico. Le stesse identità potrebbero altrimenti valere per la raffigurazione del vescovo inserita tra le otto piccole tavolette, ove l’evidenza iconografica consente di riconoscere gli evangelisti Luca e Matteo, i domenicani, Pietro Martire, Tommaso d’Aquino e Ambrogio Sansedoni, il protomartire Stefano e papa Gregorio Magno.
Al complesso eugubino Gail Solberg propone di ricondurre anche il Redentore del Collegio Teutonico a Roma.
 
L’importante acquisizione risarcisce Gubbio, seppur in parte infinitesimale, di quanto nel tempo le è stato sottratto per arricchire musei e collezioni private italiane e straniere; un triste destino che la città ha condiviso con Palazzo Ducale, spogliato a partire dal 1631, con il passaggio prima alla famiglia fiorentina de’ Medici e poi in mani private, della quasi totalità suoi arredi, tra cui il celeberrimo Studiolo, oggi al Metropolitan Museum di New York.
 

Paola Mercurelli Salari

 

Coordinate mostra:

Dal 18 marzo 2018
Inaugurazione: ore 17.00
Palazzo Ducale, Gubbio

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15 marzo 2018 Paola Mercurelli Salari ,

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