La vecchia ferrovia Spoleto-Norcia: una greenway tra storia e natura

SPOLETO - Più di 30 km di percorso pedonale e ciclabile lungo una vecchia ferrovia che collegava Spoleto a Norcia. Una vera greenway nel cuore più selvaggio dell’Umbria, nata dall’antica linea ferroviaria che, per la ricchezza storica, artistica, paesaggistica e ambientale è inserita tra i Beni Culturali nazionali.
 
Trekking, cicloturismo e archeologia industriale Una ardita linea ferroviaria è stata convertita in un entusiasmante percorso che si può fare a piedi, in bicicletta o anche a cavallo. La greenway, via verde riservata alla mobilità dolce dove è interdetto l’uso di qualsiasi veicolo a motore, collega Spoleto a Norcia attraverso lo splendido territorio della Valnerina. Che riserva più di una sorpresa.
 
Itinerari di storia Un lungo tratto del tracciato originale della ferrovia è percorribile. Un accurato restauro lo ha riportato a nuova vita e messo completamente in sicurezza. Lunga solo 52 chilometri, la strada ferrata era un capolavoro assoluto di ingegneria ferroviaria e contava, insieme alla sua linea elettrica, circa 7.000 tonnellate di ferro: più o meno come la Torre Eiffel. In 2 ore di salite e discese tra boschi, oliveti e panorami mozzafiato, collegava la città di Spoleto alla splendida Norcia, il borgo sulle pendici dei Monti Sibillini patria di San Benedetto, dell’arte gastronomica della norcineria e dello squisito tartufo nero. Adesso, un escursionista allenato la può affrontare tranquillamente in 15 ore, dividendo il percorso in 2 tappe che non prevedono grosse difficoltà tecniche. L’itinerario comunque, è accessibile a tutti, comprese le famiglie con bambini. Le pendenze non superano mai il 4%, i viadotti aprono alla vista panorami spettacolari e i quasi 5 chilometri di gallerie, di cui 2 elicoidali, fanno la gioia dei mountain bikers.
 
Si parte da Spoleto e si sale fino alla Caprareccia dove, dopo una galleria di 2 chilometri, si inzia a scendere: 7 chilometri di passeggiata portano a Sant’Anatolia di Narco, e ci si lascia alle spalle la parte più impegnativa del percorso. A Sant’Anatolia di Narco è ancora visibile la stazione, e nel borgo successivo, Castel San Felice, sorge la bella abbazia dei santi Felice e Mauro, con la sua elegante facciata in stile romanico spoletino. Eretta alla fine del XII secolo, ospitò i monaci benedettini, ed è tuttora meta di pellegrinaggio, in una terra tradizionalmente ricca di spiritualità.
 
Passata la lunga galleria di Triponzo si scopre la suggestiva gola di Balza Tagliata, dove due massicci calcarei alti quasi 700 m si fronteggiano divisi dal fiume Corno. Al chilometro 36 della ex ferrovia, il Corno e la vecchia strada nursina viaggiano paralleli. Sulla parete opposta a quella della via ferrata, c’è ancora l’antico sentiero di epoca preromana, scavato nella roccia viva. Fino al 1857, era l’unica via diretta verso Norcia.  L’ultimo grande scenario è lo Stretto Biselli: il treno ci arrivava all’improvviso, dopo aver attraversato il Corno su 6 ponti di ferro. E per i viaggiatori doveva essere ogni volta uno spettacolo mozzafiato.
 
Brividi di natura Le maestose pieghe rocciose degli Appennini, i verdi intensi dei boschi che ammantano i versanti e l’azzurro limpido delle acque del fiume Nera, che costeggia il percorso fino a Cerreto di Spoleto, sono di per sé uno spettacolo. E promettono incontri molto interessanti. E’ abbastanza facile scorgere numerose specie di rapaci diurni che volano tra le balze rocciose. I più comuni sono il Gheppio, il piccolo falchetto e la Poiana, o addirittura una coppia di Aquila Reale che ha il suo nido in una delle gole attraversate dalla strada ferrata. Anche il Lupo è un abitante di questi luoghi, che divide con un altro predatore molto importante: il Gatto Selvatico europeo. E poi ci sono i Pipistrelli. Da quando il treno non passa più, le sue gallerie, soprattutto quelle più lunghe, si sono ripopolate di numerose specie di questi particolari mammiferi. Nel tunnel di Caprareccia, vive una colonia svernante di circa 3.000 individui di una specie molto importante, il Miniottero, tutelata dalle direttive europee sulla biodiversità. Mentre gli appassionati di rafting scivolano sulle acque del Nera, chi fa trekking o pedala può anche esplorare una vecchia galleria stradale abbandonata. Buio, pipistrelli, spifferi gelati e cigolii sinistri garantiscono 5 minuti da brivido.
 

Daniela Querci

 
Info: www.lavalnerina.it

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1 agosto 2017 Daniela Querci ,

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