“La stanza di Erminia”, il capolavoro ritrovato di Foligno

Erminia cura Tancredi (foto: gentile concessione Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno)

FOLIGNO – Un gioiello dentro un altro. “La stanza di Erminia“, un ciclo pittorico unico al mondo, torna a brillare all’interno del maestoso Palazzo Brunetti Candiotti di Foligno, sede dell’Ente Giostra Quintana.
 
Cinque dipinti ad olio e quattro ovali a tempera su muro raccontano in modo fedelissimo, come in nessun altra opera d’arte sullo stesso argomento, il canto VIII della “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso.
 
Un trionfo d’amore che traduce alla lettera, nei colori e attraverso immagini poetiche e misteriose, alcune tra le più celebri ottave del poema epico ed eroico ispirato a un fatto storico realmente accaduto: la conquista di Gerusalemme e del Santo Sepolcro compiuta nel 1099, durante la prima crociata, dall’esercito cristiano comandato da Goffredo di Buglione.
 
Scrisse nel proemio Torquato Tasso: “Canto l’armi pietose e il capitano/ che il gran sepolcro liberò di Cristo/ molto operò con il senno e con la mano/ molto soffrì nel glorioso acquisto…”
 
I venti canti del capolavoro sono suddivisi in ottave di versi endecasillabi. Ciascuna ottava presenta i primi sei versi in rima alternata, gli ultimi due in rima baciata.
 
Quello di Palazzo Brunetti Candiotti è un tesoro ritrovato: le pitture vennero trafugate oltre venti anni fa. Furono poi recuperate dalla squadra dei carabinieri del Nucleo patrimonio artistico di Roma. Le tele, già in origine erano prive di telaio. Chi le aveva rubate le aveva arrotolate e poi schiacciate prima di nasconderle, per molto tempo, in un terreno bagnato.
 
Un complicato restauro, durato sei mesi di certosino lavoro, finanziato e seguito nei dettagli dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, che adesso ha restituito al pubblico un autentico capolavoro.
Il ciclo pittorico risale agli ultimi anni del Settecento, o ai primi dell’Ottocento, comunque a ridosso della costruzione di Palazzo Brunetti Candiotti (1780-1797). L’autore dei dipinti, secondo lo storico dell’arte Vittorio Casale, fu il pittore folignate Francesco Pizzoni (1762-1830). Le raffinate decorazioni, sono invece opera di Tommaso Bottazzi.
 

Tancredi onora Erminia dopo la conquista di Antiochia (foto: gentile concessione Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno)

“La stanza di Erminia” illustra l’unica parentesi idilliaca di uno dei grandi capolavori della letteratura italiana.
 
Racconta della principessa pagana, figlia del re Cassano di Antiochia, che perde il padre e la patria quando la sua città viene conquistata dai Crociati. È innamorata in segreto di Tancredi, valoroso guerriero e compendio delle virtù cavalleresche: il principe di Galilea e di Antiochia l atine prigioniera ma la rispetta e la onora.
 
Erminia ama anche se sa che non sarà mai ricambiata: Tancredi invece si strugge per Clorinda, che però ignora il suo alto sentimento.
Timida e audace, Erminia è l’immagine letteraria dello stesso Tasso: tormentato e malinconico, perso nelle sue fantasticherie, vittima delle pene d’amore alla corte di Ferrara dove si innamorò, senza essere corrisposto, di Lucrezia, sorella del duca Alfonso II d’Este.
 
Nelle tele folignati le scene scorrono, quasi fossero illuminate dai versi: Tancredi onora Erminia, sua prigioniera. Le pitture della volta annunciano l’arrivo della fanciulla tra i pastori. Poi Erminia scopre Tancredi ferito, lo cura e si prende cura di lui. Le quattro tempere mostrano altri “quadri” del poema: la giovane pensierosa sulle rive del Giordano; il pastore che la presenta a sua moglie e la principessa impegnata nel condurre un gregge al pascolo. Fino all’ultima pittura, nella quale Erminia incide nella corteccia di un faggio il nome dell’amato Tancredi.
 
Con i superbi dipinti ritrovati e portati a nuova vita, la città entra di diritto nel circuito dei luoghi legati alle vicende umane e letterarie di Torquato Tasso.
 

Una delle sale di Palazzo Candiotti (foto: Eleonora Proietti)

Il ciclo pittorico è stato posizionato proprio nell’ufficio della presidenza dell’Ente autonomo Giostra della Quintana,.
 
E aggiunge un motivo ulteriore alla visita di Palazzo Brunetti Candiotti, prestigiosa architettura civile settecentesca edificata proprio all’inizio di Via dei Mercanti e nelle vicinanze di Piazza Spada. Abbellita in modo mirabile da uno scalone, un cortile e un giardino. E da straordinarie decorazioni pittoriche, che appaiono in tutte le nove stanze del piano nobile. Tredici le finestre per ogni piano, incorniciate in travertino. Il portico interno, ribassato, è rivestito a bugnato e circondato da arcate a tutto sesto disposte su due ordini.
 
L’arredo, in gran parte, è quello originario e mescola il rigore del gusto neoclassico con un rococò brioso, luminoso ed elegante.
 
Come Foligno, che grazie a “la Stanza di Erminia” adesso è davvero il centro del mondo tassiano.
 

Virginia Valente

Web: www.fondazionecarifol.it

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31 gennaio 2017 Virginia Valente ,

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