La memoria del tempo profondo

FOLIGNO – Il Menotre scorre nel cuore dei boschi dell’Umbria. E’ un piccolo corso d’acqua, quasi dimenticato, ma custodisce una grande testimonianza: la memoria del tempo profondo.
 
Gli archivi del passato – Le rocce che affiorano lungo la stretta valle sono un archivio del passato remoto della Terra. I geologi, leggendo queste cronache di pietra, hanno ricostruito la storia antica del pianeta, seguendo le più profonde radici del nostro passato, che in questo luogo dell’Umbria, come in nessun altro posto al mondo, sono scritte davvero chiaramente in pochi chilometri.
 
La lettura ha portato a capire com’era la Terra milioni di anni fa, e attraverso quali processi si è formato il paesaggio che oggi ci sembra così scontato ed immutabile.
 
Secondo Walter Alvarez (“Le montagne di San Francesco”, ed. Fazi, 2010), premio Vetlesen per le scienze della terra, la scoperta del tempo profondo è forse il più grande contributo reso dalla geologia al pensiero umano. Osservandolo dal punto di vista storico, questo concetto naturalistico di tempo spalanca enormi panorami: permette di riconoscere eventi sbalorditivi che hanno cambiato il corso della storia del nostro pianeta e che, tramite i percorsi più improbabili, hanno condotto a quello che oggi siamo e al tipo di mondo che abitiamo.
 
Chi riesce ad afferrare l’idea delle rocce come registratori della storia antica della Terra, sperimenta un’espansione vertiginosa ed eccitante della comprensione del tempo. John Lewis Gaddis, nel suo saggio “Il panorama della storia” (The landscape of History, Oxford University Press, 2002), dice che acquisire questa consapevolezza equivale a decollare con un aereo, raggiungere rapidamente quota e vedere all’improvviso il nostro mondo ristretto estendersi in un vasto e complesso paesaggio: il paesaggio della storia.
 
Piccole cascate e sconfinati orizzonti - La valle del Menotre è stretta e rigogliosa. Non è facile scorgerla. Si può individuare solo osservando attentamente i rilievi alle spalle di Foligno. Lo scenario a Nord-Est della città, dominato dalle massicce strutture montuose del Sasso di Pale e del Serrone, delinea un aspro profilo a forma di V. E’ l’ingresso alla gola, che penetra la dorsale per circa dieci chilometri, salendo da 250 a più di 800 metri.
 
Il fiume supera una serie di ripidi dislivelli in una sequenza di scenografici salti: le sei cascate dell’Altolina. Più in alto, oltre il borgo di Pale e verso la sorgente, allo scoglio della Fauvella, raccoglie le acque di alcune piccole vene, che lo alimentano fino alla confluenza con il fiume Topino, alle porte di Foligno.
 
L’acqua, scorrendo in un letto calcareo, ha inciso profondamente le pareti dei versanti, portando alla luce le viscere della montagna: le rocce che conservano la memoria del tempo profondo. E’ qui che le pietre si possono leggere: per interpretarle, è necessario adeguare l’idea umana del trascorrere a quella terrestre del divenire, così che il passato non sia più fatto di decine e centinaia di anni, ma di migliaia e milioni di secoli.
 
Portare la mente a compiere questo salto vertiginoso è difficile, ma possibile. E il Menotre, nascosto tra i rami dei pioppi e degli alti cipressi, lontano dallo scandire frenetico del ritmo moderno, è il percorso ideale per predisporre il pensiero ad accettare, e comprendere, questo concetto. Una volta fatto, l’orizzonte diventa sconfinato. Immensi scenari storici si spalancano alla vista, mostrando il vasto e articolato paesaggio della costruzione del mondo. Così, seguendo il percorso della gola, i fianchi del fiume svelano quanto sia dinamico il panorama che appare statico e inalterabile, e attraverso quali processi sia arrivato ad assumere sembianze che sembrano immutabili, solo perché cambiano con cadenze impercettibili.
 
Aride terre costiere, piatte distese desertiche ed effimeri laghi poco profondi, che evaporano lasciando manti inospitali di croste salate. Poi lagune, basse scogliere e lunghe spiagge tropicali, scandite per milioni di anni dall’andirivieni della marea. E in seguito mari aperti e abissi oceanici, talmente lontani dalle terre emerse da non serbarne più neanche il ricordo. Infine, in lontananza, di nuovo la terra, che torna a versare il suo tributo al mare: le creste appuntite di una giovane catena montuosa, e le piene dei fiumi che spandono in acqua il fango e la ghiaia erosi dai suoi versanti.
 
L’uomo e il fiume, un millenario legame – E mentre gli ambienti che hanno fondato l’Umbria di oggi scorrono tra le pagine di pietra aperte dal fiume, al loro fianco si dipana la storia dell’uomo che, lungo il Menotre, ha lasciato mirabili segni del suo passaggio. Dagli antichi castellieri, gli insediamenti preromanici dei popoli italici, alle vestigia delle civitas e delle vie di comunicazione della Roma imperiale, fino ai borghi medioevali costruiti tra l’XI e il XII secolo. E gli acquedotti, le cartiere, i mulini. Ogni manufatto contribuisce a tracciare la cronaca del millenario legame tra l’uomo ed il fiume.
 
Sulla strada tortuosa che sale al valico di Colfiorito, tanti piccoli centri abitati ricchi di storia, come Verchiano, Lié, Casale, Scopoli, Leggiana, Rasiglia, punteggiano i boschi con i loro castelli, le fortezze e gli eremi, innalzati dalle grotte che diedero rifugio ai primi abitanti.
 
Avamposti di frontiera tra la soleggiata valle umbra e il verde assoluto degli incombenti Appennini. Luoghi in cui la memoria del tempo profondo e le testimonianze della civiltà si intrecciano insieme, lungo il corso del fiume.
 

Daniela Querci

Tag:
1 maggio 2017 Daniela Querci ,

Articoli Recenti