La Donazione della Santa Spina

MONTONE – L’antica contea di Braccio da Montone fino al 20 agosto festeggia La Donazione della Santa Spina.
 
E’ il racconto di una storia che risale al 1473. In quell’anno Carlo Fortebracci, figlio del celeberrimo condottiero Andrea Fortebracci, detto Braccio, combatteva al servizio della Serenissima Repubblica di Venezia.
 
Il capitano di ventura montonese fece onore alla fama del padre. E riuscì nell’impresa di ricacciare i Turchi in mare. In cambio della sua vittoria ebbe in dono la preziosa reliquia: una spina della corona di Cristo. La inviò a Montone, come segno d’amore per la sua gente. La leggenda narra che all’arrivo del primo drappello di soldati, le campane della città cominciassero a suonare da sole. E che la Santa Spina, il Venerdì Santo, addirittura fiorisse emanando un dolcissimo profumo.
 
Anni dopo, Giovanni Vincenzo Giobbi Fortebracci, nella Lettera istorico-genealogica della famiglia Fortebracci da Montone, ripercorse l’emozione di quei giorni: scrisse: “Carlo, siccome portava grand’affetto alla sua patria, così non volle mancare di riconoscerla con farle un preziosissimo regalo, mentre l’anno 1473 mandò con molto onore a Montone, una delle spine con le quali fu coronato il Signore N. Giesù Cristo, e la fè collocare nella Chiesa di San Francesco dè Minori Conventuali, dove si conserva anche al presente con somma venerazione e riguardo.
 
Si può pienamente e certamente credere che sia quella, la quale più d’ogni altra penetrasse adentro nel cervello di Cristo del che si vedono chiarissimi argomenti; poiché nell’essere da capo a piedi aspersa del suo preziosissimo Sangue, vi restano due capelli sottilissimi, quali appaiono intrecciati insieme, misti col sangue, e nella sommità della Spina sopravanzano assai; sì come a piedi di quella si vede la radichetta di essi.
 
Ma quello che è sopramodo stupendo e terribile, ogni anno nel Venerdì santo nell’ora della passione, la Spina si rinverde, il Sangue si rinfresca, e dall’una e dall’altro insieme si vedono apparire piccoli fiori aurei bianchi, azurri e verdi con alcuni splendoretti, che appariscono e spariscono; quasi ribollisse quel pretioso sangue, e la Spina non fosse arida da migliaia d’anni, ma colta in questo giorno, e ora, da uno spineto vivo e verdeggiante.
 
Questa meravigliosa Reliquia il conte Carlo l’ebbe, essendo Generale de’ Venetiani, da un arciprete della villa di Tugnano, contado di Verona, e insieme con essa mandò a Montone l’autentica, che conservandosi in pergamena nell’armadio della Sacrestia de’ Minori Conventuali, l’ho più di una volta veduta…”.
 
Oggi la Santa Spina è custodita dalle suore del Convento di S. Agnese e viene esposta soltanto due volte l’anno: ogni Lunedì dell’Angelo e la penultima domenica di agosto. E nei giorni della La Donazione della Santa Spina, i tre rioni, Porta del Borgo, Porta del Monte e Porta del Verzieri, si sfidano per aggiudicarsi il Palio ed eleggere la propria Castellana, che nella vicenda storica era Margherita Malatesta di Rimini, che governava Montone, quando il marito, il conte Carlo era assente.
 
Artisti, sbandieratori e giocolieri del fuoco animano le vie della città, tra personaggi in costume d’epoca, antichi mestieri e rappresentazioni di vita medievale. Tutte le sere le taverne rionali rimangono aperte. E il mercato medievale accoglie i visitatori nei due fine settimana.
 
Poi, il 20 agosto, il Gran Corteo Storico della Donazione della Santa Spina, chiude la manifestazione.
 
Una rievocazione speciale patrocinata dalla Commissione Italiana Unesco per la sua valenza storica e culturale. E che si aggiunge agli altri riconoscimenti dei quali gode Montone: Città Murata, uno dei Borghi più Belli d’Italia, membro delle Bandiere Arancioni del Touring club e della prestigiosa Associazione Città Eredi di Bisanzio.
 
Per maggiori informazioni:
www.comunemontone.it/
www.donazionedellasantaspina.it/

Leggi anche: Montone, il respiro della Storia

Tag: ,
12 agosto 2017 Redazione UT

Articoli Recenti