La città sospesa

PERUGIA – Arrivati ai piedi della città, ecco ergersi altera e protetta dalle sue mura l’acropoli di Perugia. L’apparente e immobile fierezza invita il viaggiatore a espugnare il fitto dedalo di vicoli per svelarne poi la dimensione quasi domestica, scandita dal rintocco dei campanili. nel respiro delle piazze e all’ombra delle chiese.
 
Vige una sola, imperiosa, condizione: arrampicarsi con lentezza. Approfittare del dono inusitato del tempo per salire lungo le vie di pietra, che come dita di una mano imponente si aggrappano salde alle alture su cui si adagia la città. Nel cuore di quel palmo vibra il nervo che univa il colle del Sole al colle Landone, l’antica Platea Magna, dove nacque l’attuale Corso Vannucci.
 
È qui che si eleva, possente, il Palazzo dei Priori, sigillo posto a imperituro ricordo del potere comunale e scrigno di tesori custoditi nella Galleria Nazionale dell’Umbria che quest’anno celebra il centenario della sua inaugurazione.
 
L’occasione è quanto mai favorevole per veleggiare a ritroso nel tempo e rivivere le tappe più significative della storia civica e artistica della città, evocate tra le sale della galleria.
 
Il percorso museale condurrà il viaggiatore anche all’interno della Cappella dei Priori, luogo innalzato a tempio della memoria con gli affreschi commissionati a Benedetto Bonfigli per celebrare i fasti della magistratura comunale. Il pittore perugino ricevette l’incarico poco dopo l’acclamato soggiorno in Vaticano. Fu impegnato nella vasta campagna decorativa della cappella per circa venticinque anni, dal 1455 al 1479. Il programma iconografico prevedeva di omaggiare i due santi Ludovico da Tolosa ed Ercolano con storie tratte dalle rispettive leggende agiografiche. Da un lato il principe angioino che scelse di vestire l’abito francescano, caro alla committenza soprattutto per motivi politici in virtù dei buoni rapporti tra la casata francese e il Comune. Dall’altro Ercolano, defensor civitatis fino alla morte contro l’esercito dei Goti di re Totila che giunsero fin sotto le mura di Perugia per poi conquistarla nel 547.
 
Il viaggiatore non faticherà a riconoscere tra le scene che animano le pareti della cappella un profilo urbano familiare, lo stesso da lui esplorato durante la lenta ascesa che lo ha condotto fin lì.
Una città antica, sospesa sopra gli scranni lignei dei Priori, eppure ancora viva e riconoscibile seguendo il dipanarsi delle scene. È la città favolosa che fa da sfondo al Miracolo di San Ludovico ambientato a Messina, forse troppo lontana e straniera per Bonfigli, che allora cercò di restituirla attingendo alle sue conoscenze di città reale. È dunque facile riconoscere il campanile di San Pietro, così com’era prima degli interventi rosselliniani, poi la grande vetrata absidale di San Domenico e le torri che popolavano allora il colle Landone.
 
La stessa veduta, ancora più fedele, è visibile nella Prima traslazione del corpo di Sant’Ercolano dove si snoda l’effettivo percorso che dall’odierno Borgo XX Giugno conduce fino al cuore dell’acropoli.
 
Di nuovo, la città reale viene riprodotta puntualmente nell’episodio della Presa di Perugia in cui rifulge la pelle delle mura fortificate che tentarono di proteggere strenuamente i cives dall’assedio nemico. Una fitta selva di torri e palazzi rivela al viaggiatore come si presentava la Perugia del Quattrocento, prima di scomparire definitivamente nel drastico progetto farnesiano di costruzione della Rocca Paolina.
 
Volgendo lo sguardo, la grande parete sud della cappella fa spazio poi al solenne corteo che accompagna il feretro di Ercolano nella scena della Seconda traslazione dove Bonfigli celebra il racconto sacro in quello che doveva essere l’episodio più importante dell’intero ciclo, nonostante la presenza di vistose lacune nell’affresco ne comprometta in parte la lettura.
La città si dispiega ora in tutta la sua magnificenza, partendo dall’ormai scomparsa chiesa di Santo Stefano in Castellare fino al sagrato della Cattedrale, con al centro l’imponente mole del Palazzo Pubblico, quasi a suggellare in eterno il lustro della committenza.
 
Con tutta probabilità il sontuoso progetto della Cappella dei Priori rappresenta una delle testimonianze figurative urbane più avanzate dell’epoca. È la trama di una memoria abilmente intessuta da Bonfigli, che riuscì a fondere la reale fisionomia della città con la sua identità civica in quello che lo storico dell’arte Bruno Toscano ha icasticamente definito come “il più importante ciclo del primo Rinascimento in Umbria”, anche se la folgorante ascesa del conterraneo Perugino presto ne avrebbe oscurato la fama. Resta ora al viaggiatore il compito di conservarne il ricordo, laddove la città sospesa continuerà a fluttuare.
 

Caterina Fioravanti
Articolo pubblicato su MedioEvo N° 257 di giugno 2018

Tag:
9 giugno 2018 Caterina Fioravanti ,

Articoli Recenti