Il popolo dei Ceri

Gubbio, cronaca della Corsa dei Ceri, 15 maggio di sempre
 
Nessuno vince Non è una gara medievale, anche se gli sbandieratori, bravissimi, sorreggono vessilli che si muovono al vento a ricordare proprio quella epoca storica. Non c’è un vincitore e un vinto. Il vincitore, se mai esiste, perché è quello che arriva sempre primo, è lo stesso da secoli e secoli. E’ Sant’Ubaldo che ha il compito di proteggere Gubbio come ha sempre fatto da vescovo di questa città che ogni anno vuole commemorarlo con la Corsa dei Ceri, ogni anno alla vigilia della sua morte avvenuta il 16 maggio 1160. Tutta la città partecipa alla festa con i due Santi che lo seguono in rigido ordine, un tempo emblema di corporazioni medievali: San Giorgio protettore dei commercianti, Sant’Antonio dei proprietari terrieri, dei contadini e degli studenti. Mentre Sant’Ubaldo rappresentava i Muratori e Scalpellini. Questa è la vera anima della Corsa dei Ceri: i Ceri per Gubbio e Gubbio per i Ceri. Una competizione ogni anno sofferta nella tenace volontà di gareggiare al meglio delle proprie possibilità.
 

Perché tutto riesca alla perfezione e la regia millenaria si ripeta

Il campanone di Palazzo dei Consoli è protagonista già dall’alba Sveglia la città addormentata , si unisce al suono dei Tamburini e insieme destano i Capitani e i Capodieci che hanno sulle spalle la riuscita della festa. Poi un magnifico crescendo: la visita al Cimitero cittadino ai ceraioli che non sono più, la Messa presso la chiesina dei Muratori, il dono dei “mazzolini” colorati da appuntare sulla camicia, il Corteo dei Santi in solenne processione e a seguire la Sfilata per raggiungere la Piazza. Le camicie gialle, azzurre e nere, i colori dei Ceraioli, escono allo scoperto. Il grande pranzo della “Tavola bona”, nella Sala dell’Arengo, con portate che si ripetono da sempre con il famoso baccalà eugubino, che anche qui, zona di montagna, era l’unico pesce essiccato e conservato che si poteva anticamente consumare. Dopo il rito emozionante dell’Alzata si compirà la Mostra nella quale i Ceri vengono portati in giro per la città a salutare le antiche famiglie di Gubbio e gli anziani ceraioli che non possono più muoversi e correre dietro al loro Cero. Poi sosteranno su piedistalli di legno lavorato, i “ceppi”, quattro per ogni Cero, costruiti tra il 1899 e il1901 e varie volte restaurati. Si riposeranno in attesa della Processione del pomeriggio che darà l’avvio alla Corsa, dalla Calata dei Neri.
 

L’Alzata, il lancio delle brocche e i tre colori dei ceraioli dominano la piazza Si infervorano gli animi in Piazza Grande, quella sospesa nel vuoto. Il Primo Capitano Piero Angelo Radicchi riceve la benedizione del Vescovo Mario Ceccobelli e la chiave della città dal Sindaco Filippo Stirati, nella cerimonia d’Investitura i: “ Ti consegno questa chiave con cui assumi simbolicamente il governo della città” e sarà la chiave della città in una mano e il vessillo nell’altra!! Segue la benedizione del Vescovo “…fa che sia vissuta in serena letizia questa giornata di festa in onore di Sant’Ubaldo!” Il Secondo Capitano, Francesco Ranghiasci, sguaina la spada. E’ tutto pronto. La gioia era già esplosa in un boato all’uscita dei Ceri dal Palazzo dei Consoli insieme ai Capodieci Andrea Marcheggiani per Sant’Ubaldo, Andrea Fronduti per San Giorgio e Daniele Battistelli per Sant’Antonio. Le tre “birate” d’obbligo sono piuttosto lente in una Piazza gremita fino all’inverosimile. Le brocche lanciate, prodotte da Giampietro Rampini, diventano splendide colorate protagoniste, realizzate quest’anno con l’aggiunta di nuovi canoni emotivi a rinnovare l’antico e ad affermarsi come pezzi unici e irripetibili.
 

Simbiosi di colori e forme Il Ceraiolo si soddisfa della e nella relazione con il Cero, senza pensare al preesistente, ma solo a quel sentimento di coesistenza dell’ hinc et nunc. E così è ogni volta. In questo modo un popolo può ricongiungersi col suo Patrono, ricordarlo, fondersi di nuovo con Lui e perpetuarne la Storia. Una specie di folla solitaria in cui tutti partecipano dell’avere una stessa divisa, come totalità integrale, come massa organica unita dall’esperienza presente, dal contingente di una passione e di una fede comuni, vissuta ogni volta come fosse la prima volta.
 

La statua del santo e il suo cero diventano una cosa sola e un tutt’uno con i propri ceraioli La statua del santo e il suo cero sono agganciati tramite l’ “incaviamento” ed entrambi aspettano i propri ceraioli che li alzino e li trasportino e diventa quasi un rapporto tra creatore e creatura. Contatto reciproco e mutuo riconoscimento. Il toccare l’accarezzare il Cero fa parte di quel credere che attraverso quel contatto fisico l’oggetto desiderato si trasformi immediatamente in soggetto. E’ un animare il Cero con il proprio tocco, infondergli vita e nello stesso tempo catturare quell’allure di santità che il Cero può infondere.
 

Nella corsa i ceri sono assimilati alla vita Partiti, Via ch’Eccoli! Qui ogni ceraiolo è pronto a dare tutto sé stesso“ per venire giù” in maniera perfetta. Tutti sono solidali e comprendi ora la dimensione universale della festa. Il primo tratto della Corsa è la Calata dei Neri, quella cantata dai poeti , interpretata da pittori e da letterati. E’ lì tanta passione, abilità e lì si registrano tanti atti eroici e altrettante sventure, tra cui cadute e incidenti oppure grandi gioie, proprio come è la stessa vita. I Ceri infilano di corsa corso Garibaldi e via Cairoli. Sant’Ubaldo ha guadagnato qualche metro, questione di attimi. La folla è nei terrazzi, sui balconi, incastrata sulle cornici delle finestre a inneggiare! Qualunque appiglio è salvifico e interessante per osservare i Ceri. Ora i Ceri si fermano e si aspettano alla fine della discesa che è corsa via tranquilla, nel solito allineamento di sempre.
 

Il secondo tratto è la calata dei ferranti Ripartiti! La corsa è perfetta, ecco il convento di San Francesco, costruito sul luogo dove il santo di Assisi trovò ospitalità dalla famiglia Spadalonga. Vari cambi, ovviamente, dei ceraioli. Il trombettiere fa largo con i suoni della tromba; Via Cavour, la vecchia via della dogana, Piazza San Lorenzo, ed è tutto un grido e un precedere di corsa dei Ceri e un seguirli. Via dei Consoli da dove poi inizierà la salita fino alla Piazza grande. Tutti e tre vanno benissimo, Sant’Antonio ondeggia vistosamente, ma è subito verticale di nuovo. Ecco la famosa Fontana del Bargello…
 

Se l’Umbria è un fazzoletto ricamato, allora in questo momento Gubbio è l’Umbria con quel fazzoletto bianco, anche lui ricamato, alzato dal Sindaco, che dà il via al terzo tratto della Corsa che inizia con le “birate”, i giri che vogliono omaggiare e salutare le autorità presenti e anche le delegazioni della città gemellate con Gubbio oggi intervenute alla Corsa. E via ora verso via degli Uffizi, oggi via XX settembre. Ed ecco il “primo buchetto” terribilmente stretto, dove anticamente vi era un convento di suore che da dietro le grate seguivano il passaggio dei Ceri. Il “secondo buchetto”, sempre più stretto, è delimitato da alte mura dove crescevano, e ancora si intravedono al di là del muro, alberi di fichi, ed ecco il Trombettiere che precede e accoglie i Ceri e avvisa della sosta prima della salita verso il Monte. La gente è premuta contro le mura e cerca lentamente di procedere. Si ondeggia, ci si schiaccia e si va avanti. Qui si mesce vino dalle damigiane e sono centinaia i bicchieri serviti: avanti, sempre dritti in Basilica.
 

I ceri sono dritti verso il cielo e verso il monte Sant’Ubaldo si avvia, sempre primo, verso i nove stradoni del monte, sorpassando la porta. “ Se non piove il 25 aprile non piove nemmeno il giorno della corsa dei Ceri” è il proverbio che risuona, e così è andata, malgrado le previsioni catastrofiche. Inizia l’ascesa dei Ceri verso la Basilica di Sant’Ubaldo, la folle corsa verso il Monte. Lo sforzo dei Ceraioli è immane. I Ceri, dritti verso il cielo, sono l’uno vicino all’altro: 260 e 270 chili di peso sulle proprie spalle e in aggiunta l’oscillazione della corsa e della strada in salita. L’ultimo stradone. Gira la curva Sant’Ubaldo, la folla grida, siamo ai momenti conclusivi. Folla e Ceri sono un binomio inscindibile.
 

Sant’Ubaldo riesce a chiudere il portone con San Giorgio vicinissimo, veramente attaccato. Sant’Ubaldo è all’interno e gira, felice e benedicente il suo popolo, attorno al pozzo del chiostro con la folla che lo circonda festante. Sant’Ubaldo ora è il padrone della Sua Basilica. Agli altri Ceri non rimane che aspettare fuori la decisione finale. Ma comunque si festeggia per la bella Corsa di tutti. Sant’Ubaldo abbassa il Cero e seguono discussioni accese. A maggioranza si decide per la festa corale e segue un applauso di consenso generale. Si rialza il Cero e si apre il portone, anche gli altri Ceri vengono fatti entrare all’interno della Basilica. Si festeggia tutti insieme. Hanno prevalso i “valori ubaldiani” di pacificazione e serenità.
 

 
Ukriper Fisiu Tutaper Ikuvina – Per l’Arce Fisia per la città di Gubbio (Tavole di Gubbio IA)
 

(15 maggio di sempre)

 

Marilena Badolato

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13 maggio 2018 Marilena Badolato

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