Il lunario di Barbanera, patrimonio della memoria del mondo

FOLIGNO – D’Annunzio lo teneva vicino al cuscino. E per Umberto Eco è un modo per sentirsi in armonia con la natura. Adesso l’Unesco lo ha dichiarato Patrimonio della memoria del mondo e ha formalizzato il suo valore su scala universale.
 
Il lunario di Barbanera Stampato a Foligno dal Settecento, è un simbolo dell’identità culturale d’Italia. Attaccato alle pareti delle case di nobili, commercianti e contadini, da tre secoli accompagna allo scorrere dei mesi il racconto delle tradizioni di un popolo: aneddoti, consigli e indicazioni che vincono ancora oggi la sfida con le forme più moderne di comunicazione di massa.
 
Un calendario di déjà vu I rimedi naturali, i detti e i proverbi e persino le previsioni meteorologiche sono quasi dei déjà vu, che hanno il potere di far riaffiorare scene di vita dimenticate e invitano a riscoprire il gusto delle cose semplici come sane ricette per una esistenza in accordo con il ciclo della natura e il corso dell’anno.
 
La collezione di almanacchi Trecentocinquantasei esemplari che vanno dal 1762 al 1962 hanno ricevuto il riconoscimento, come simbolo letterario che ha contribuito a creare la cultura di massa e l’identità di una nazione e sono entrati a far parte di una biblioteca ideale che raccoglie documenti, archivi e tradizioni orali da preservare. Nel 2015 sono stati accolti dal “Memory of the World Register” altri 47 beni, tra i quali il Codice di Aleppo, l’Archivio di Churchill e l’Archivio Pasteur e negli anni precedenti anche l’alfabeto fenicio, la Nona Sinfonia di Beethoven, i film dei fratelli Lumiere e il Diario di Anna Frank.
 
Custoditi dalla Fondazione I lunari fanno parte della più completa raccolta di almanacchi conosciuta al mondo. La biblioteca della Fondazione Barbanera, che cura la memoria delle pubblicazioni, si articola in quattro fondi principali: il Fondo Barbanera ricostruisce la vicenda editoriale dello storico almanacco e conserva anche il primo lunario Barbanera. Il Fondo Almanacchi ospita oltre 9000 esemplari italiani e stranieri dal XVI secolo a oggi, con lunari e calendari, foglioni, agende e altri strumenti di misurazione del tempo. Il Fondo Antico custodisce previsioni e oroscopi manoscritti, incunaboli di interesse astronomico e astrologico e rare edizioni a stampa dal XV secolo, volte a ricomporre le origini culturali dell’almanacco. Al suo interno c’è il Fondo Carnevali, con pregiate edizioni che ricostruiscono gli strumenti di studio di un facitore di almanacchi del XVII secolo. Il Fondo Moderno infine, raccoglie studi sull’almanacco e sull’editoria popolare, con repertori bibliografici e bibliografia di riferimento sulle fonti antiche conservate.
 
Un angolo di paradiso Un podere agricolo di sette ettari, a pochi chilometri da Foligno e alle porte della splendida Spello, ospita la fondazione e la casa editrice che prosegue la diffusione dei lunari e degli almanacchi. Tra alberi di gelso e pergolati, un grande orto-giardino circonda il bacchificio del Settecento sede dell’Editoriale Campi e un edificio più piccolo, immerso nel verde, accoglie la Fondazione Barbanera. Luoghi da visitare per capire perché la filosofia dell’Almanacco folignate sia ancora oggi un grande successo. Uno scrigno di biodiversità con erbe officinali, semi rari, ortaggi in via d’estinzione e fiori e frutti di archeologia arborea è l’ambiente ideale per realizzare, anno dopo anno, i lunari e l’almanacco di Barbanera.
 
La prima edizione in foglio unico Uscì dalla stamperia folignate di Pompeo Campana il 15 settembre 1762. Affidata a un venditore che la propose nella piazza principale della città, affollata per il mercato della Fiera di Santo Manno, uscì presto dai confini urbani e da allora non ha più smesso di girare per borghi e paesi di tutta Italia. Oggi l’Editoriale Campi, che insieme alla Fondazione Barbanera ha ereditato il testimone per la diffusione del celebre calendario, stampa più di due milioni di copie all’anno. Fino a tutto l’Ottocento il lunario si acquistava a partire dal mese di settembre e si utilizzava come un indispensabile strumento per le attività quotidiane, ricco com’era di consigli per i lavori agricoli, le previsioni del tempo, i santi, le feste e gli eventi che l’anno avrebbe riservato.
 
E Barbanera diventa un’istituzione Quasi un “vangelo”, il cui fascino non mancò di attrarre anche personaggi illustri di epoche diverse. Come l’architetto Giuseppe Piermarini, progettista del Teatro alla Scala di Milano e Gabriele d’Annunzio, che scrisse: “La gente comune pensa che al mio capezzale io abbia l’Odissea o l’Iliade, o la Bibbia, o Flacco, o Dante, o l’Alcyone di Gabriele D’Annunzio. Il libro del mio capezzale è quello ove s’aduna il ‘fiore dei Tempi e la saggezza delle Nazioni’: il Barbanera”. Al Vittoriale, la sua dimora sul lago di Garda, tra gli oggetti cari al poeta sono conservate una collezione dei “Barbanera” e varie lettere che citano lo studioso di Foligno.
 
Un eremita astronomo, anche un po’ filosofo Barba a parte, è così che la tradizione ricorda Barbanera. Pare sia vissuto veramente a Foligno: i racconti popolari lo descrivono come un asceta e lo dipingono accompagnato dai suoi strumenti, compasso, cannocchiale e mappa coeli, intento a osservare Luna e stelle per misurare il tempo e prevederne gli influssi di utilità pratica sulla Terra. Già nei primi calendari compare la frase “Il sol, la luna ed ogni sfera or misura Barbanera, per poter altrui predire, tutto quel che ha da venire”.
 
L’antica vocazione tipografica Il genere letterario dell’almanacco riconduce alla cultura medio orientale. Gli “Almanackh”, tavole astronomiche per determinare la posizione e i movimenti della Luna e dei corpi del firmamento, vennero introdotti in Europa dagli Arabi a partire dal XII secolo. E Foligno mostra fin dal Medioevo una spiccata vocazione tipografica. La presenza di varie cartiere, attive fino al Novecento e di cui oggi restano splendide testimonianze di archeologia industriale, era legata alle estese coltivazioni di canapa e all’energia idraulica prodotta dai numerosi corsi d’acqua del territorio. Dalla editio princeps del 1472 della Divina Commedia, la città è sempre rimasta un importante centro editoriale: già nel Cinquecento distribuiva vari lunari e, a partire dal 1681, mandò alle stampe uno dei primi periodici d’Italia: Il Giornale di Foligno.
 

Giulia Cardini

 
Info
Fondazione Barbanera
via San Giuseppe, 1 – Spello (PG)
Tel. 0742 391177
info@barbanera.it
www.barbanera.it
Le visite guidate vengono organizzate una volta al mese da maggio a ottobre per gruppi di 15 persone. Il biglietto comprende anche una merenda con i prodotti dell’orto e l’omaggio del celebre Lunario.
 
Foto ©: pagina facebook Barbanera Editore
 
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22 novembre 2015 Giulia Cardini

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