Gino Bartali, postino “speciale” tra Assisi e Firenze

Molti conoscono le gesta e la storia sportiva di Gino Bartali, grande uomo di sport e leggenda mondiale del ciclismo. Ma non tutti sono a conoscenza del lato umano di Bartali, uomo dalla tempra di ferro, ma anche gentile e sensibile, sempre pronto ad aiutare il prossimo.

Molti sono gli aneddoti riguardanti la sua vita, ma vi sono una serie di esperienze dal valore ancora più grande, come i lunghissimi viaggi clandestini fatti da Firenze ad Assisi in tempo di guerra. Per fare cosa?
Lo racconta Paolo Alberati, umbro doc, ex ciclista professionista, giornalista e autore di un libro sulla vita e le gesta di Gino Bartali.

Sappiamo che durante la seconda Guerra Mondiale Bartali veniva spesso da Firenze ad Assisi a portare dei documenti. Di che tipo di documenti si trattava? Qual era esattamente la sua attività?
Gino Bartali era un “postino” molto speciale, un postino della Vita che viaggiava tra Firenze e Assisi: circa 40 viaggi tra il settembre e il giugno del 1943. Ginettaccio trasportava documenti falsificati e fotografie che consentivano a Ebrei rifugiati nei conventi fiorentini e un po’ in tutta Italia, ma anche a partigiani, dissidenti politici e rifugiati in genere di cambiare la loro vera identità e così avere salva la vita grazie ai documenti da lui trasportati.

E dove nascondeva questi documenti?
Nella canna della bici, sotto la sella.

Da Firenze ad Assisi sono moltissimi chilometri, riusciva a farli tutti in un giorno?
Per la precisione 380 chilometri andata e ritorno. Sì, li faceva in giornata, partiva all’alba dopo aver preso la Messa delle 5 del mattino nella chiesetta del Collegio Eugeniano a Firenze, passava per il Valdarno, il lago Trasimeno, Magione, Perugia e Santa Maria degli Angeli e alle 13 circa giungeva ad Assisi, poi rientrava spesso nell’oscurità a Firenze risalendo per la valle del Tevere e poi saltando in Toscana dal Valico della Libbia.

Cosa rischiava Bartali se lo avessero scoperto?
Dire la carriera è poco: rischiava la Vita!

Bartali, ai suoi tempi, era un campione di grande fama. Cosa lo spingeva a prendere questi rischi?
Credeva in Dio e nell’Uomo: a Gino non importavano colori politici o colore della pelle, o religione di appartenenza, lui si esponeva, lottava, rischiava per l’Uomo.

Quasi tutti conosciamo Bartali dal lato sportivo, ma non tutti ne conoscono il lato umano. Che tipo di persona era?
La moglie Adriana racconta di aver avuto accanto un romantico brontolone. Soprattutto un uomo normale, perché prima ancora che corridore ed eroe, era padre e marito. Ed era un uomo molto religioso. Poi in bici era un’altra storia: voleva vincere, con rispetto per le regole e per gli avversari, ma lottava come un leone sino alla vittoria.

Come sei venuto a conoscenza di queste sue avventure extrasportive?
Gino nei suoi viaggi durante la guerra era solito fermarsi per rifocillarsi al bar della stazione di Terontola, al confine con la nostra Umbria e lì vi era un ragazzino (allora) che intrufolandosi tra i tifosi del grande ciclista, venne a conoscenza dell’attività clandestina di Gino e dei suoi contatti con i partigiani di Terontola.
Ivo Faltoni, il nome del ragazzino di allora, oggi uomo maturo e sempre molto legato allo sport, Bartali lo tifava, poi ne diventò il meccanico durante il resto della carriera, negli anni della vita adulta è stato un amico confidente. Proprio Ivo, amico fraterno, mi ha messo a conoscenza di questi fatti ed aiutato a tirarli fuori dai cassetti della memoria della famiglia Bartali: tant’è che il figlio Andrea e la moglie Adriana sono stati i miei primi collaboratori nella ricerca di documenti storici attestanti questi viaggi.

Su questa storia, e non solo, hai scritto un libro: “Gino Bartali. Mille diavoli in corpo”. Oltre a questo tutta questa avventura cosa ti ha lasciato da un punto di vista personale?
Prima di tutti mi ha lasciato una tesi di laurea… la mia! Mi sono infatti laureato nella Facoltà di Scienze Politiche di Perugia proprio con una tesi dal titolo: “La Guerra di Gino Bartali: Ebrei, cattolici e dissidenti tra Umbria e Toscana 1943-1944”. Nella tesi ho raccolto tutti i documenti storici che testimoniano di questi viaggi. Poi il libro è stato lo sbocco naturale: un romanzo di Vita.

Come minimo quindi devo ringraziare Gino per avermi “regalato” ottimi spunti per laurearmi con una tesi sicuramente non noiosa… Poi questa vicenda posso dire che mi ha lasciato come un “fuoco” dentro: una forte motivazione a pedalare (e vivere quindi) alla Bartali. Fare come lui non è proprio possibile, ma io ci metto del mio.

Io voglio essere ricordato per le mie imprese sportive e non come un eroe di guerra. Gli eroi sono altri. Quelli che hanno patito nelle membra, nelle menti, negli affetti. Io mi sono limitato a fare ciò che sapevo meglio fare. Andare in biciclettaGino Bartali.

Nicola Checcarelli

IL MUSEO – Nuova location e maggiori contenuti per il Museo della Memoria di Assisi che verrà aperto il 16 maggio alle ore 9,30 nei locali del Vescovado di Assisi- Santuario della Spogliazione dove si trovava il quartier generale dell’organizzazione clandestina che negli anni dell’occupazione nazi-fascista nascose e salvò oltre 300 ebrei arrivati in Assisi. Oltre all’attuale esposizione inaugurata nel 2011, il Museo si arricchisce della cappellina di Gino Bartali dedicata a Santa Teresina del Bambin Gesù e donata al Museo dalle nipoti Gioia e Stella Bartoli. A livello contenutistico il Museo della Memoria di Assisi si arricchisce quindi di una sezione legata a Bartali, Giusto tra le Nazioni e con la sua cappellina espressione della sua grande fede. Il ciclista toscano divenne Terziario Carmelitano nel 1937 e volle questa cappellina in memoria del fratello Giulio, morto prematuramente in un incidente in corsa nel 1936. Fu consacrata nel 1937 dal cardinale e vescovo di Firenze, Elia Dalla Costa, personaggio fondamentale nella salvezza degli ebrei tra Firenze e Assisi. All’interno sono conservati alcuni oggetti altamente legati alla città serafica, a testimonianza del legame che il ciclista aveva con il vescovo Nicolini, già prima delle sue missioni per trasportare i documenti falsi stampati dalla tipografia Brizi da Assisi a Firenze.

Info: Museo della Memoria

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10 maggio 2018 Nicola Checcarelli

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