“Balla la terra”, a Preci il folk festival di maggio

PRECI – La terra balla ancora in Umbria. Questa volta, però, non lo fa per il sisma ma con il saltarello. La musica per esorcizzare la paura, la festa per guarire le ferite, il folklore per rilanciare il turismo e unire nel segno di un patrimonio etnico comune le zone colpite, le radici per restare ancorati a un’identità che nessuna catastrofe potrà cancellare.
 
Dal 25 al 27 maggio a Preci torna “Balla la terra”, il festival di musica e cultura folk organizzato dal Comune in collaborazione con il Centro regionale di Ricerca e Documentazione Antropologica della Valnerina e dorsale appenninica umbra, l’associazione Sonidumbra e la Regione.
 
Per tre giorni il borgo a pochi passi da Norcia sarà l’epicentro della voglia di riscatto delle popolazioni terremotate, unite dalle proprie radici musicali e culturali. “Balla la terra” vedrà infatti protagonista la musica tradizionale delle regioni del cratere del terremoto del centro Italia – Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo – dove le tradizioni orali sono simili in quanto a stili, forme, prassi esecutive e rituali. Lo stesso saltarello, nelle sue varianti tipiche, è il comune denominatore che lega tutte le comunità colpite dal terremoto. Ma l’obiettivo del progetto è anche quello di creare un asse che unisca i territori che condividono le tradizioni primaverili del “canta maggio”, e che vede in Umbria feste come la corsa dei Ceri di Gubbio, il Cantamaggio di Terni e il Calendimaggio di Assisi.
 
“La rinascita della natura, nel momento di passaggio tra aprile e maggio – spiega il direttore artistico Marco Baccarelli – vede in tutta Europa manifestazioni con alberi che vengono tagliati, decorticati e trasportati nei luoghi centrali della comunità, per essere poi innalzati al centro di una buca scavata nel terreno, come atto simbolico di fecondazione della terra. Il 30 aprile questo antico rito si rinnova ogni anno nella valle Castoriana, e precisamente a Preci, Corone, Castelvecchio, Roccanolfi, Ancarano e Campi”.
 
“Balla la terra” propone un’immersione completa nel mondo delle tradizioni popolari, fatta di suoni, profumi, cultura e anche sapori, con un’offerta che spazia dai concerti alle serenate, dagli stage pratici alle escursioni, dalle mostre-mercato degli strumenti tradizionali e dell’editoria di settore fino alla degustazione di piatti tipici nei ristoranti del territorio con prezzo convenzionato con il festival.
Sono in programma poi anche corsi pratici gratuiti per imparare a ballare il saltarello, suonare l’organetto o il tamburello, improvvisare gli stornelli e conoscere i canti tradizionali del centro Italia.
 
L’idea del Comune di Preci è quella di tracciare un percorso che porti ad esplorare in futuro le tante musiche che si legano alle feste primaverili in Europa.
 
“La cultura, i valori tradizionali, le radici, rappresentano l’energia che lega le regioni che ‘ballano’” spiega Pietro Bellini, sindaco di Preci: “Attraverso la nostra cultura possiamo e dobbiamo imparare a convivere con quel qualcosa di ingestibile ma naturale, presente nella storia degli Appennini”.
 
“Dobbiamo prendere coscienza – aggiunge Baccarelli – che siamo sopra una terra che trema: non è un mostro, ma qualcosa con cui dobbiamo imparare a convivere”.
Una riconciliazione con la natura, dunque, che passa attraverso l’arte e la didattica: “Dedicheremo una giornata alle storie intorno all’albero, narrate attraverso il teatro, con le scuole del territorio ”.
 
I concerti serali – due il venerdì e due il sabato – vedono la partecipazione di importanti formazioni rappresentative di diversi approcci alla musica etnica: dalla canzone d’autore (Massimo Liberatori e la società dei musici) alla riproposta delle danze del centro sud (Musicanti del piccolo borgo), entrambi in programma il 25 maggio. Nuove sonorità in una ipnotica proposta di elaborazione del materiale tradizionale è invece quella del trio di Giuliano Gabriele, che precede sabato sera le nuove musiche rock di ispirazione celtica degli organizzatori del Montelago Celtic Festival: i Mortimer McGrave.
 
Nato nel 2010, “Balla la terra” rappresenta un luogo ideale dove i meno giovani ritrovano le occasioni per esprimersi, e dove i più giovani hanno la possibilità di prendere il testimone direttamente dai depositari di questa cultura per una nuova musica di tradizione umbra.
 
“Solcheremo le terre del centro sud con le loro danze, e con le loro particolari sonorità – spiega il direttore artistico – alternando momenti squisitamente tradizionali a momenti di contaminazione e sperimentazione. Ma il vero nuovo omaggio all’albero verrà proposto evocando le sonorità legate a strumenti della cultura di area nord europea come cornamuse, arpe e bodhran”.
 

Arnaldo Casali

 
Il programma completo su www.ballalaterra.com

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24 maggio 2018 Arnaldo Casali

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