A Città di Castello la collezione di conchiglie più grande d’Europa

Il centro espositivo Villa Garavelle, appena fuori dal centro storico di Città di Castello

CITTÀ DI CASTELLO – Una regione senza mare. Ma capace di offrire la collezione privata di conchiglie più grande d’Europa. È uno degli straordinari paradossi dell’Umbria.
 
Così, a Città di Castello si può partire per un viaggio curioso e straordinario, alla scoperta di tutti gli oceani del mondo. Basta deviare in auto verso l’uscita sud dell’arteria E45 e varcare una porta al piano terra di Villa Cappelletti, nel complesso espositivo di Villa Garavelle.
 

La sezione di un Nautilus

Il museo Malakos, a meno di due chilometri dal centro cittadino, è l’isola scientifica di un inestimabile tesoro: contiene 600mila conchiglie provenienti da ogni angolo del pianeta, dal Polo Nord all’Antartide, dall’Atlantico al Pacifico, fino al Mediterraneo e alle acque del Tirreno e dell’Adriatico.
 
La collezione ospita anche la ricostruzione di una imponente barriera corallina. Molte le curiosità esposte, dalle specie endemiche ai rari esemplari di predatori marini dotati di veleno mortale fino alle gigantesche lumache di terra.
 

Nicchio di Argonauta

L’ideatore di questa meraviglia è il professore Gianluigi Bini che ha studiato Scienze naturali e paleoantropologia in Italia e Biologia marina in Australia. Con così tanto successo da aver meritato anche l’onore di dare il suo nome a una conchiglia, la Cinguloterebra Binii, una nuova specie che vive a circa 500 metri di profondità sui fondali delle Filippine meridionali.
 
Bini ha lavorato per lunghi periodi sulle navi oceanografiche, dragando i fondali delle isole Fiji, della Sonda, della Nuova Caledonia e di altri luoghi del mondo. Poi ha scelto di fermarsi in Umbria dove ha studiato e catalogato per decenni circa 15mila specie diverse di conchiglie.
 

Una bellissima ciprea su una gorgonia

Tremila esemplari sono stati raccolti in quaranta teche. E ora sono a disposizione della comunità scientifica internazionale ma soprattutto degli studenti e dei visitatori.
 
Come spiega il nome, Malakos, il centro tifernate è dedicato alla malacologia (dal greco μαλακός malakós, “molle” e -λογία -logía, da λόγος lógos, “discorso”) la branca della zoologia che studia i molluschi attraverso l’osservazione dei loro gusci o carapaci.
 
Più che un semplice museo, una grande aula didattica. Una banca dati, preziosa. L’unica, a differenza delle collezioni di Roma, Bologna, Firenze e Milano, accessibile alle scolaresche.
 

Tenagodus obtusus, conchiglie dalle forme curiose

Un vero e proprio centro di educazione ambientale. Non a caso voluto dal comune tifernate a pochi passi dall’affascinante Museo delle tradizioni popolari e delle arti contadine intitolato a Livio Della ragione, pittore, antropologo e archeologo della natura.
 
I variegati gioielli del mare si possono ammirare da vicino grazie a microscopi ed altre attrezzature. Le specie endemiche e i pezzi unici vengono studiati attraverso percorsi specifici dedicati alle forme, ai colori, alla fase della riproduzione e agli habitat.
Conchiglie di tutti i tipi e di tutte le regioni del mondo. Alcune rarissime e in via di estinzione. Spesso usate, nei secoli, dalle diverse popolazioni della Terra anche come ciotole, monete, cucchiai, armi, sigilli e decorazioni.
 

Una conchiglia monetaria

Composte di carbonato di calcio, la medesima sostanza di cui è fatto il marmo. E create dagli stessi molluschi che le abitano, grazie alla calcite, secreta dalle ghiandole posizionate nella regione posteriore degli animali marini.
 
I molluschi catturano il calcio presente nell’acqua e nella terra dove vivono, prima di filtrarlo e trasformarlo in cristalli che, strato dopo strato, danno vita agli affascinanti gusci.
Lo strato più esterno è il più vecchio, quello più interno il più giovane. Il colore, invece, cambia secondo la dieta o in rapporto alla luce che l’animale riceve. E spesso varia se si cambia l’angolo da cui si guarda la conchiglia. Fino ad arrivare a un effetto arcobaleno.
 

Due rare conchiglie provenienti dal Senegal

Le curiosità, sono infinite. A partire dai complessi meccanismi ecologici del mare fino agli stratagemmi che alcune specie di molluschi adoperano per mangiare oppure per riprodursi. Alcuni esemplari nascono maschi e poi diventano femmine. Altri cambiano sesso, più volte, nel corso della loro vita.
 
Il museo di Città di Castello collabora con il Cnr di Bologna che invia periodicamente in Altotevere svariati campioni di conchiglie raccolte da spedizioni internazionali. L’esposizione è stata visitata in anteprima, durante la fase di allestimento, dal principe del Giappone Akishino accompagnato da sua moglie Kiko. Suo nonno, l’imperatore Hirohito, era un biologo marino che descrisse molte nuove specie di conchiglie.
 
Il museo malacologico rimane aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30.
Il costo del biglietto intero è di 5 euro. Quello del biglietto ridotto (per comitive superiori a 15 persone, over 65 e under 6) è di 3 euro.
Tel: 075 8552119; email: info@malakos.it.
 

Virginia Valente

 
Leggi anche: Il giardino degli alberi perduti
Leggi anche: Le opere grafiche di Burri in mostra permanente a Città di Castello

Tag:
12 aprile 2017 Virginia Valente ,

Articoli Recenti